Ripensavo ad Amèlie Nothomb in questi giorni di Salone del Libro. Ripensavo a lei perchè i suoi libri mi han dato momenti davvero indimenticabili. Ho così deciso di raccontarla sia qua, come Curvy Icon, che qua, a proposito del suo/mio rapporto con il cibo e con la fame.
Così, scartabellando, tra vecchie interviste, libri e frasi sottolineate, ho trovato una sua dichiarazione in seguito all’uscita del libro Biografia della Fame. Dichirazione che mi ha colpito parecchio, e che probabilmente, come spesso accade, era rimasta aggaciata nella mia memoria. Sopita ma viva. L’aggettivo Hungry che appare nel titolo di questo blog, per come lo intendo io, ha il senso della fame in generale. Quella che Amèlie Nothomb ha descritto così bene in queste parole:
“Credo di potermi considerare una campionessa della fame, e questo in tutte le categorie e i significati che si possono dare al termine. Parlo della fame di tutto ciò che esiste, che provo io: fame della realtà, degli altri esseri umani, dei sentimenti, della cultura, dei libri, dei paesi… La parola fame era la chiave attraverso la quale potevo accedere al massimo degli aspetti di ciò che sono”. Perché, sostiene, “la fame è la scuola del desiderio”. (Guido Caldiron, “La fame inesauribile di Amélie Nothomb”, in “Liberazione”, 12 aprile 2005)












