Basta, basta, vi prego. Basta usare la parola “multitasking” ogni qual volta ci si riferisce alla giornata delle donne, alla vita delle donne. E’ un autogol, un suicidio, la cronaca di una morte annunciata. Rincorrere il “riuscire a fare tutto”, come se il multitasking fosse una dote (io la leggo come una punizione), ci fa perdere in partenza perché è impossibile riuscire a fare tutto. Evviva i compromessi allora. Vedo spuntare aneliti di ragionevolezza quando leggo aggettivi come “imperfetta” accanto alla parola mamma (mi riferisco alla nuova web serie “Mamma Imperfetta” online su Corriere.it), e ancor di più quando sento che i vecchi femminili che si rifanno il look (come Donna Moderna, per esempio) usano il registro dell’autoironia e non più del prendersi troppo sul serio. Proprio Donna Moderna per promuoversi sta usando un claim che mi piace e che mi fa subito sentire quel magazine “amico” e non, come avviene il più delle volte, un generatore automatico di ansie da prestazione. Il claim a cui mi riferisco è questo: “mi piace alzarmi presto e andare a correre. Lo faccio almeno due volte all’anno”. Ecco, quando ho letto questo spot mi sono sentita meglio e ho tirato il fiato. Provo il sentimento opposto a quando invece leggo cose come: “Cellulite? Inizia il conto alla rovescia. Primi risultati in 2 settimane. Contro gli inestetismi della cellulite (cit. Pupa)”…che ansia i conti alla rovescia e l’immagine di un cronometro mi ricorda le corse contro il tempo (che non ho) e via di sensi di colpa e frustrazioni. O come quando l’occhio mi cade sul volto di una ragazza photoshoppata all’inverosimile (si, dai, lo so perfettamente che non esistono in natura donne dalla pelle perfetta come fosse porcellana, senza pori, ombre, peli superflue e dall’incarnato luminoso ma opaco e dalle sopracciglia dipinte ed equilibrate) che dice: “Anche lo sguardo ora ha il suo siero di giovinezza, Liftactive Serum 10 occhi e ciglia, effetto lifting e sguardo illuminato. Le ciglia appaiono fortificate e densificate”, tipo che mi devo preoccupare anche del tono e della giovinezza delle mie ciglia adesso? Ecco, esiste un centimetro del mio corpo di cui non mi debba preoccupare? Credo di no. Ma torniamo al multitasking, ossia all’arte appiccicata al genere femminile di essere: mogli, mamme, belle, in carriera, sportive, sociali, cuoche perfette e tutto contemporaneamente. Più che una dote, dicevo, è una schiavitù che ha il solo risultato di farci sentire inadeguate, frustrate e schizofreniche. Non è possibile riuscire a fare tutto. Come non è possibile assomigliare alla modella photoshoppata che non esiste in natura. Rincorrere la perfezione, ossessionarsi, è una mancanza cronica: perfetto è irraggiungibile. Dunque io vi propongo di accettare l’imperfetto, l’incompiuto, il vero, il manchevole, il compromesso, il lento, lo sbagliato, il vero. La verità non è perfetta, è semplicemente vera. E mi viene in mente un libro di cui ho letto in occasione della giornata mondiale della lentezza, che era lunedì scorso, e che si intitola “La nobile arte del cazzeggio”, un manuale per procrastinatori cronici scritto da John Perry (e non a caso è scritto da un uomo: loro mica si sono fatti inguaiare con questa storia del multitasking) che spiega come dedicarsi alle attività squisitamente inutili. Meglio ancora, se volessi avvalorare questa mia teoria anti-multitasking con un vago sentore filosofico esistenzialista, dovrei richiamare il concetto dell’hic et nunc, il qui e ora, che elogia il vivere la situazione presente. Concetto che è diametralmente opposto all’idea schizofrenica del fare tutto e che porta le persone cosiddette multitasking a fare più cose contemporaneamente, senza godersi quel che fanno o peggio, pensando a quello che avrebbero dovuto fare o che devono fare dopo. Cosa più che mai vera, l’hic et nunc, in cucina per esempio. Ne parlavo qualche giorno fa con Carla Brigliadori, la responsabile dei corsi di cucina di Casa Artusi, esperta di cucina domestica e naturalmente delle ricette del grande gastronomo romagnolo. Carla è decisamente convinta di una cosa: per cucinare serve tempo dedicato e attenzione. Non è una cosa da fare “nel frattempo”, o di corsa. Ecco, per dire, non ce la vedo a fare una delle ansiogene ricette “salva cena” che prepara Benedetta Parodi in 7 minuti rincorsa da un cronometro e dalle voci registrate dei suoi figli che le ricordano i secondi che mancano, quello sì che è l’antitesi del cucinare. Ovvio, non abbiamo il tempo ogni giorno di cucinare all’Artusi-maniera, ma quando decidiamo di farlo, allora dobbiamo prenderci il tempo per farlo bene, gustandoci quel momento e quelle attività. Sarà un esperienza che ci arricchisce, vedrete. Fidatevi di me. Fate questa prova già da subito, con una cosa semplice come un piatto di insalata per esempio. Siete di quelle persone che acquistano l’insalata già lavata e tagliata in busta? Ecco in questo caso per voi fare un’insalata è un gesto che non aggiunge nulla alla vostra giornata: andate al supermercato, prendete una busta a caso, tornate a casa, la aprite, la versate in una ciotola, la condite e ve la mangiate. Nel frattempo magari avete telefonato a un amico, acceso la televisione, e magari state pure mangiando in piedi. Quest’esperienza multitasking di mangiare l’insalata sarà completamente ininfluente nella vostra vita, non vi avrà regalato nulla di nuovo, domani ve ne sarete già dimenticati. Invece se comprate un caspo, scegliete quello che vi piace di più, ve lo portate a casa, lo pulite, lo lavate, lo asciugate, tagliate con cura le fette più grosse, le disponete in una ciotola, preparate un’emulsione con olio, aceto, sale e qualche goccia di limone, lo condite con cura, vi sedete e mangiate l’insalata…probabilmente avrete impiegato qualche minuto in più per la preparazione, ma questa banale esperienza dell’insalata vi avrà reso persone diverse: non fraintendete, non accenno a nulla di metafisico, solo che per esempio la prossima volta comprerete un altro caspo, lo laverete diversamente, o anche solo semplicemente avrete comunque la consapevolezza di avere trasformato una materia: un caspo è diventato un’insalata. Avrete anche risparmiato, perché se leggete l’etichetta dell’insalata in busta noterete che ha un costo al chilo che si avvicina a quello di una pepita d’oro…e allora, converrete con me che tutto questo multitasking… è solo una grandissima fregatura!
Author Archives: Martina Liverani
Berlino profuma di curry ma ha il sapore di una pasticceria, e c’è un ristorante in cui vai per “mangiar male”
Se siete stati a Berlino non potete contraddirmi quando scrivo che nell’aria c’è profumo di curry. E’ uno dei ricordi più vividi che ho di questa bellissima città che ho visitato alcuni anni fa. E a farmene tornare il ricordo è stato Kurt Von Tappen* che di ritorno da Berlino ha scritto questo post.
Mon Plaisir
www.monplaisir-chocolaterie.de
Una delle migliori pasticcerie di Berlino é anche una delle ultime arrivate. A due passi dalla stazione della metro di Eberswalder Strasse Robert Schlenkermann e il francese Frederick Dumont hanno trovato in questa minuscola metratura tutto quanto serve al vostro palato per farsi un appunto e poter tornare ad assaggiare le loro delizie. Pralinerie eccellenti, ben dosate nella preparazione, tipicamente transalpine, ma con quel tocco di eccedenza golosa, tipica alemanna. Da non perdere le nougat, così come quelle al pistacchio o alla lavanda. Stesso discorso per gli ottimi macarons: leggermente più grandi dei mitici (e costosi) lionesi di Seve, quelli di Mon Plaisir denotano una gran mano nelle cialde, leggerissime, e una passione palese per il godimento cremoso nei ripieni. Indimenticabile quello classico al caramello e burro salato, uno dei migliori mai assaggiati anche in Francia, da scoprire il mandarino e pepe rosa; equilibratissimo quello al Cassis, altro classico, sorprendente quello alla vaniglia e cioccolato bianco.
Konnopke’s Imbiss
Già che siete in zona Prenzlauer Berg, e amate lo street food, ecco l’occasione per atteggiarvi a veri berlinesi sciroppandovi 20 buoni minuti di coda per gustare il tipico Currywurst, vero e proprio simbolo gastronomico della capitale tedesca. Qui, dal 1930, si servono gli autarchici salsicciotti irrorati con la speciale salsa rossa e una spruzzata di spezie, da abbinare a insolite e saporite patate fritte, non banali se non inondate di scadente ketchup o, peggio, maionese… Si fa la coda, si prende il piattino di carta con forchettina di plastica e ci si accomoda, in piedi, ad uno dei numerosi tavolini metallici.
Goodies*
Volendosi per forza far irretire da propositi e rimorsi una bella sosta a Goodies* é quello che ci vuole. Tipicamente Veg&Veg, il locale é frequentatissimo a pranzo, quando code di studenti si mettono in fila per insalate di pasta e centrifughe alla frutta. Fatevi consigliare dal sorridente personale e magari cedete alla tentazione concludendo lo spuntino con un bel trancio di torta bio.
Osseria
Avete mai accettato un invito al ristorante la cui premessa fosse: “Mangerai male”? Da italiano all’estero questa premessa a volte é un’auto-premessa, avendo l’Italica schiatta un range parametrico di qualità sorprendentemente alto rispetto a cibi e bevande. Ma questo non era un invito a caso. Osseria, nel quartiere di Weißensee, infatti è un ristorante dove vengono serviti piatti alla maniera della vecchia DDR. Dopo il crollo del muro di Berlino, nel novembre dell’89, gli abitanti di Berlino Est si riversarono in massa nella parte Ovest della città anche per gustare le proibitissime “delikatessen” occidentali: hamburger e banane in primis. Risultato: nei mesi seguenti gli ospedali berlinesi s’ingolfarono di compagni stravolti da indigestioni al ketchup e frutti esotici. La cucina dell’ovest proprio non andava giù ad est. Così nacque il fenomeno “Ostalgie”, gioco di parole per definire la ricerca dei cibi (e delle scadentissime contraffazioni e scimmiottamenti) prodotti nella Repubblica Democratica Tedesca. Osseria serve allora a ricordare, confrontare ed apprezzare (si fa per dire) una cucina povera suo malgrado, senza dignità alcuna, ma con un imprescindibile valore morale e politico-sociale. La Jägerschnitzel altro non è che un enorme insaccato, dagli ingredienti sospetti, tagliato a fette, impanato e fritto, servito con “Spirelli” (fusilli) di grano tenero affogati in una indescrivibile salsa rossa, ondeggiante fra il ketchup e il gusto Paprika delle patatine in tubo… Va meglio con la Würzfleisch überbacken mit Käse, sorta di spezzatino con formaggio (misterioso), vino bianco (provenienza incerta) e salsa Worchester. Provato anche il “Falso Coniglio” (“Falscher Hase”), tremendo polpettone cui veniva data la forma di un coniglio accoccolato per ingannare occhio e stomaco. Anche se sembra impossibile conviene prenotare…
*Kurt Von Tappen
Ex collaboratore di Guide Enogastronomiche quali Veronelli e L’Espresso, sommelier, anarchico, ondeggia fra il sentirsi Gourmand e il minacciarsi Gourmet.
Kristin Frederick: il suo food truck fa impazzire i parigini
Una delle cose più divertenti che un foodie possa fare a Parigi è rincorrere Le Camion Qui Fume, il food truck più famoso della città. Appuntamenti fissi all’ora di pranzo e di cena in luoghi che vengono pubblicati sul sito web giornalmente come fosse un appuntamento quasi clandestino, e i parigini stanno lì tutti a fare la fila, in maniera ordinata, per mangiare un hamburger classic o un barbecue o una delle specialità che Kristin Frederick e i suoi ragazzi preparano dentro al camion. Californiana, Kristin ha voluto importare a Parigi la moda dello street food e del cibo da asporto attecchita in America, e si è trasferita nella capitale francese per frequentare un corso di cucina all’Ecole Supérieure de Cuisine Française Ferrandi e per accorgersi di come, con pochi e semplici ingredienti, avesse potuto avviare un business interessante.
Gli ingredienti sono: un camion, una patente b, manzo e patatine di ottima qualità, pane fatto da un panettiere, facebook e twitter per comunicare gli spostamenti ai clienti. Così è nato Le Camion Qui Fume, che quest’anno si è aggiudicato una menzione speciale nella guida Le Fooding e molti servizi sui media.
Io ho provato un hamburger classic, mi è piaciuto. E mi è piaciuta l’atmosfera attorno al camion: gente che aspetta paziente e se ne va soddisfatta. I ragazzi cuociono hamburger con sottofondo di musica elettronica, i prezzi sono bassi, e le patatine buonissime. Non devo essere l’unica a pensarla così, dal momento che le ricette di Kristin sono diventate perfino un libro.
Tu chiamale, se vuoi, emulsioni…
Oggi sono pigra, e vi ripropongo un articolo che ho scritto due anni fa per Casaviva. Sempre attuale, però…
Il perfetto condimento di verdure e insalate è una vera e propria ricetta. Gli inglesi lo chiamano “dressing”, che si traduce in un letterale “vestire”. Importiamo lo spunto linguistico (ma non le improbabili salse anglosassoni) e ripensiamo gli indispensabili olio, aceto, sale e pepe con alternative non convenzionali per vestire
Figli di un seme minore
I peperoni e l’Olio di Nocciole Piemonte IGP sono nati per vivere insieme, come pure la barba di frate e l’Olio di Mandorla Romana di Noto, i cipollotti e l’Olio di Pistacchi di Bronte, la bietola rossa e l’Olio di Pinolo di San Rossore. Mattia Pariani www.pariani.org) ha trovato il modo di creare pregiati oli di semi nobili con materie prime di altissima qualità, da usare a crudo in sostituzione del classico extravergine di oliva o da emulsionare in originali maionesi e sofisticate vinaigrette.
Verdure alla frutta
L’Aceto di Lampone e quello di Ribes Nero Douce Vallee (www.doucevalle.com) hanno tutto il sapore del sottobosco e conferiscono aroma e freschezza alle insalate. Sono un’alternativa originale che con poche gocce riesce a donare personalità e carattere anche alle verdure più fiacche, rinvigorite dal tocco fruttato. Si usa spruzzandolo, l’aceto di uva Sirk della Subida (www.acetosirk.it), prodotto da Josko Sirk con le migliori uve del Collio friulano che lo consiglia sulle frittate di erbe, sull’orzo e sui fagioli.
Di-vini
I grandi vini danno grandi aceti, e con la stessa attenzione con sui selezioniamo le bottiglie da bere, dotremmo scegliere le gocce per condire. Un Aceto di Barolo (Cantine Borgogno) dal color rubino, o l’aceto giallo paglierino ottenuto dal vino Roero Arneis DOC (Aceto di Arneis Antica Dispensa Bric), per esempio, conferiranno un profumo tipicamente vinoso ad insalate “barricate”.
Diversamente salato
Si sposa con le insalate verdi, con le patate lesse, o sopra peperoni e melanzane grigliate. La Colatura di Alici (www.delfinobattistasrl.it), è un prodotto tipico di Cetara e viene realizzata con una preparazione che si tramanda da generazioni. Usata al posto del sale, in una emulsione di olio, prezzemolo, aglio e peperoncino, conferisce un sapore unico e deciso che ricorda la prepotenza e la forza del mare.
Diversamente salato/2
“Dolce come il sale” dicono a Cervia, perché nelle saline romagnole si produce un sale marino artigianale privo di sali amari e composto da un cloruro di sodio particolarmente puro. Questo sale essiccato naturalmente, è particolarmente pregiato e insaporisce con grazia sposando ogni verdura ai suoi tre unici ingredienti: acqua di mare, sole e vento. (www.salinadicervia.it)
Pepe buono
Rimbàs è una remota regione della Malesia dove gli Ibans coltivano, su tredicimila ettari, uno speciale pepe nero.
#EarthDay 2013: quelli di Grow The Planet dicono di essere Curvy Foodie Hungry…. (e mi hanno convinta)
Oggi è la Giornata della Terra e il nostro contributo per salvare il pianeta sarà quello di ospitare il progetto Grow The Planet…poi loro si definiscono Curvy Foodie Hungry…quindi, meglio di così? Buona lettura.
Tutti e tre. Il progetto ha un’anima che è donna, nonostante si possa pensare che le tematiche dell’orto social interessino solo i maschietti. GTP ha una percentuale di donne che si attesta attorno al 60%, contro un 40% di uomini. E’ una donna mamma, una donna che lavora, una donna che ama la moda e il design in tutte le sue sfumature.
E’ curvy perchè si basa sul concetto di vivere bene e di alimentazione sana, che tuttavia non è sinonimo di magrezza, nè di una taglia 38, nè di un ossessivo bisogno di essere sempre fisicamente perfetta. Curvy è un altro modo per dire “Con Grow The Planet inizi ad amarti”: il cibo che mangi, lo coltivi da solo sul balcone o sull’orto, ed è mille volte meglio rispetto al ravanello del supermercato.
Per questo è anche foodie: è una riscoperta dei valori tradizionali del cibo, è legame, è passione per se stessi e per gli altri, è esperienza. Ma è anche cibarsi consapevolmente, quindi essere a conoscenza che un ortaggio è fonte di energia e nutrizione indispensabile per la salute di ognuno.
E’ hungry perchè, per esempio, per coltivare e auto – produrre, non servono particolari conoscenze o tecnicismi, ma solo una gran curiosità, interesse e premura. E’ apprezzamento del cibo, e la soddisfazione di portare a tavola prodotti genuini.
Erbizia è donna: quali affinità?
Per GTP l’orto è sicuramente donna e il posizionamento di questo prodotto tende ad avvicinarsi molto di più a quelle che sono le esigenze e i bisogni della sfera femminile. Erbizia non solo è donna, è anche divertente e smart. E’ l’unico giardino aromatico eco-friendly e 100% biologico, dove puoi coltivare erbe fresche, biologiche e deliziose. Un “mini-giardino” contenuto in legno di abete certificato PEFC che consente di auto-produrre, all’interno delle mura domestiche, quattro tipi di erbe aromatiche: erba cipollina, timo, origano e prezzemolo. Erbizia contiene un codice che ti consente di registrare il kit su Grow the Planet. Da quel momento, GTP segue la sua crescita, giorno dopo giorno, con tanti consigli, trucchi e segreti per ottenere delle deliziose erbe aromatiche biologiche da utilizzare per preparare prelibate ricette.
“Coltiva ortaggi, cambia il mondo” è il motto. Meglio ancora se lo fai insieme ad altri. E così è nato Grow The Planet, la community che aiuta tutti a fare un orto in giardino, sul terrazzo, sul balcone o sul tetto in modo facile e divertente. Una tecnologia finalmente concreta, che connette l’ambito virtuale alla vita reale: gli utenti possono incontrarsi e scambiarsi attrezzi e prodotti a km 0 raccolti direttamente dal proprio orto. Scambiare, crescendo. Scambiare, guadagnando in qualità e quantità. Scambiare per migliorarsi: non a caso il claim di GTP recita “It’s time to grow up and make a better world”. Tra le funzioni disponibili ci sono il diario, dove troviamo le attività da svolgere, la bacheca con il meteo della nostra zona e persino le fasi lunari, importantissime nella scelta del momento giusto della semina. Grow the Planet ci assiste per tutta la vita del nostro orto, in qualsiasi parte del mondo noi abitiamo, e in qualsiasi fascia climatica: dalla preparazione del terriccio all’esposizione sul nostro “stand” digitale dei frutti del nostro duro lavoro. Naturalmente, una volta terminato il ciclo di produzione, è possibile eliminare il tutto e ricreare una nuova struttura.
Come festeggia GTP l’Earth Day?
Da qualche anno l’Earth Day in Italia è diventato un momento significativo di sensibilizzazione nei confronti delle tematiche eco – friendly. Tutti noi siamo amanti della Natura, della sua bellezza. Tutti noi abbiamo a cuore il pianeta Terra. E’ per questo che Grow the Planet invita tutti quanti a partecipare in prima persona alla Giornata della Terra, la festa ufficiale dell’ONU prevista per il 22 Aprile che celebra l’ambiente e la salvaguardia dell’ecosistema. Puoi diventare tu stesso testimonial della campagna, insieme a Grow the Planet: scattare una foto di te stesso, o del tuo orto, che dimostri la tua adesione. Impugna un cartello con scritto “Io ci tengo” o piantalo in un vaso o in un’aiuola del tuo orto.
Condividi poi la foto con noi:
- tramite e-mail info@growtheplanet.com
- sulla nostra pagina Facebook
- su Twitter con gli hashtag #iocitengo #shoot4planet #iearth e menziona @growtheplanet
Creeremo poi un album che le raccoglie tutte!
Noi “ci teniamo” e voi?
Uomo + Donna + Barbecue: conversazioni inutili e di genere attorno a una griglia
La primavera mi ispira sempre una serie di pensieri sul tema delle donne, degli uomini e del barbecue. Faccio anche considerazioni di maggior spessore, credetemi, ma questa cosa proprio mi diverte… Ne ho scritto un po’ ovunque, anche nel numero di maggio Casaviva che sarà in edicola tra pochi giorni, ho dedicato le pagine Ricette e Racconti alla cucina al barbecue, con tante ricette per cucinare un intero menu davanti alla griglia. Per Casaviva ho fatto cucinare gli uomini e proprio per questo, per il fatto che da sempre il barbecue è affare di maschi, mi sono divertita ad agitare qualche discussione in qua e in là. Se ne avete voglia, se anche voi sentite dal vostro terrazzo i primi odorini di carne abbrustolita, allora sollazzatevi con queste righe, tanto a cucinare..ci pensa lui.
L’ultima frontiera della parità di genere è la griglia?
Per chi è attento al mondo del cibo e ai suoi riti, in primavera accadono due cose memorabili: è la stagione degli asparagi e si accendono i barbecue. Vi parlerò dei secondi. Fateci caso, i giardini e i terrazzi dei vostri vicini di casa iniziano a emanare odori di carne grigliate, verdure e polli allo spiego, e si consuma il rituale collettivo della cucina al barbecue: un uomo, solo, davanti al suo barbecue. Si perché a questo rituale partecipano come attori, quasi esclusivamente, gli uomini. Vi sfido a trovare una donna alla griglia. Il barbecue è solo per tizi virili e barbuti? CONTINUA QUA
Uomini e Barbecue: il gastrosexual è un’altra cosa
C’è solo una cosa più esasperante di un uomo che non sa cucinare: un uomo che non sa cucinare ma ha un barbecue. E quel che è peggio, se ne definisce uno “specialista”. Da qualche parte ho letto che “un uomo deve essere in grado di cambiare un pannolino, pianificare un’invasione, macellare un maiale, guidare una nave, progettare un edificio, scrivere un sonetto, tenere la contabilità, costruire un muro, aggiustare un osso rotto, confortare i moribondi, prendere ordini, dare ordini, collaborare, agire da solo, risolvere equazioni, analizzare un problema nuovo, raccogliere il letame, programmare un computer, cucinare un pasto saporito, battersi con efficienza, morire valorosamente. La specializzazione va bene per gli insetti.” Nella lista non è specificato il modo in cui cucinare il maiale macellato per ricavarne un pasto gustoso; ma tra le righe, milioni di uomini in tutto il mondo vi leggono una parola sola: barbecue. CONTINUA QUA
Io, lui e il BBQ
Qualche sera fa sono andata a un corso di cucina al barbecue, organizzato da I Signori del Barbecue a Bologna. A casa mia il barbecue è roba da uomini: nel senso che io non mi ci posso avvicinare. Mica si scherza, il barbecue è ferro e fuoco, un affare per veri maschi. A me il compito di preparare le cibarie e ripulire i piatti. Chi ha un compagno fuochista, sa esattamente quello che intendo. Ma non son qui per far la guerra dei sessi. Vorrei condividere con voi alcune preziose informazioni che ho imparato alla lezione di cottura al barbecue, in modo da sconfiggere il vostro lui almeno nella parte teorica, con qualche domanda da mandarlo fuori di testa. Per esempio, provate a chiedergli: stai procedendo come da reazione di Maillard? Lui impallidirà. Oppure, credi che la cottura indiretta sia da preferire per le tue salsicce? Ma anche spiazzarlo proponendo un: perché non ci facciamo una pizza al barbecue? CONTINUA QUA
Curve pericolose, ma anche molto intelligenti..
Io ve lo dico da un secolo: quello della moda plus size è un bacino interessante e profittevole. Se è vero, come è vero, che in Italia la taglia più venduta è la 46, non vi sembra ragionevole pensare che ci sia un mercato a cui rivolgersi, con ancora molto spazio, dato che sono pochissimi i brand in grado di vestire donne con le taglie forti? E allora, nell’ambito delle aziende e delle esperienze Women Friendly, che ospitiamo su CFH, oggi è il momento di un brand di lingerie e moda mare per donne curvy. Si chiama Curve Pericolose ed è il marchio di Federica e Giorgia, a cui abbiamo rivolto le nostre curiosità. Buona lettura..
CFH. Come nasce Curve Pericolose?
Curve. Curve pericolose è un’azienda giovane, Curvy Friendly, specializzata nella creazione di corsetteria e mare in coppe differenziate. Dopo un’esperienza come free lance piu’ che ventennale per i piu’ famosi marchi italiani e internazionali, nel 2008 nasce l’idea, ma soprattutto il desiderio, di creare un brand specializzato in intimo e mare in grado di unire l’aspetto tecnico a quello fashion. Un brand pero’ dedicato ad un settore di mercato “Curvy” un po’ penalizzato, destinato quindi a tutte quelle donne e ragazze moderne dalle forme morbide e mediterranee che rappresentano una buona fetta della popolazione. Tutte le nostre linee partono da un concetto fashion che viene poi adattato e trasformato al fine di ottenere capi portabili da tutte le donne che non rientrano nei canoni tradizionali di bellezza, che amano il loro corpo e vogliono sottolineare la bellezza delle loro curve, senza rinunciare al confort e alla vestibilità.
CFH. Qual è il mercato della lingerie plus size in Italia?
Curve. In questo momento le difficoltà piu’ grandi sono rappresentate da una situazione di mercato veramente complessa. La particolare attenzione ai dettagli e alle materie prime utilizzate, rende obbligatoriamente il nostro prodotto 100% made in Italy e fortunatamente in questo momento è un aspetto che torna ad essere molto richiesto.
CFH. Quali sono le difficoltà più grandi che incontrate nel vostro lavoro?
Curve. Magari quello di convincere negozi a investire su di noi ordinando capi della nostra collezione, scegliendo un’azienda start-up ma che ha alle spalle una conoscenza perfetta del corpo delle donne e che sa che sta offrendo un prodotto ottimo, perfettamente adattato a una donna dinamica, attenta alle tendenze della moda, ma soprattutto alla qualità del prodotto che indossa. Sartorialità e comfort sono quindi le parole chiave. Il made in Italy infatti rappresenta per i nostri prodotti , che si posizionano in una fascia di mercato di alto livello, un valore aggiunto fondamentale e in alcune situazioni è una condizione necessaria per poter essere inseriti nei negozi altamente specializzati.
CFH. Vestibilità, esigenza, comfort di una donna curvy alle prese con la lingerie…
Curve. I capi Curve Pericolose sono appositamente studiati e realizzati pensando alla donna contemporanea, una donna dinamica, attenta alle tendenze della moda, ma soprattutto alla qualità del prodotto che indossa. Sartorialità e comfort sono quindi le parole chiave. Le nostre clienti cercano da un lato dei capi belli e sexy e dall’altro dei materiali contenitivi ma confortevoli, dei reggiseni che sostengono armoniosamente il petto calzandolo perfettamente.
CFH. Quanto è importante la giusta lingerie per sentirsi bene?
Curve. La lingerie è la base dell’abbigliamento. Se si porta dei capi giusti, sia a livello di confort che di sostegno, la figura automaticamente acquisisce tono e portamento. La donna si sente sicura e libera nel movimento. Gli abiti che sceglie poi di indossare si adattano meglio alla sua silhouette. Molte donne senza saperlo indossano la taglia sbagliata di reggiseno.
CFH. Qualche dritta per scegliere la giusta misura e modello?
Curve. Il consiglio che diamo per poter scegliere la taglia giusta è semplicemente quello di prendersi le misure. Proprio per questo motivo, ad ogni spedizione ai nostri clienti-negozi , alleghiamo sempre la nostra tabella misure con indicati i punti fondamentali che indentificano la taglia corretta.
Parigi è Curvy Foodie Hungry
Curvy Foodie Hungry ha lettrici anche all’estero, sono tante, e tutte sposano il nostro curvy-foodie-hungry pensiero! Allora, visto che la primavera è partita e già pensiamo alle vacanze, abbiamo pensato di coinvolgerle e farci raccontare la loro città. Oggi scrive Ilaria Giannetta e ci racconta la sua Parigi Curvy Foodie Hungry.
Carissime donne italiane, avete mai sentito parlare della magrezza congenita delle parigine che mangiano chilometri di baguette e croissant senza mai ingrassare? Beh, ci tengo a sfare un mito, dati i miei dieci lunghi anni di permanenza nella capitale francese: vero che sono più secche di costituzione, però anche più bassine, ed il gran segreto non sta nei geni fortunati della nonna bensì nella camminata svelta e nei tanti gradini della metropolitana e dei vecchi immobili senza ascensore!
Non sono fissate con le diete, se sostituiscono il dolce giornaliero, previsto in tutti i menù delle boulangerie e delle tavole calde, con un yogurt cremoso, il cosiddetto fromage blanc, è per loro già un bel sacrificio; di sport ne fanno ma senza esagerare, in piscina la nuotata dura una mezz’oretta e la corsa sempre meno di un’ora, anche per gli uomini. Muoversi è la parola d’ordine in una città in cui camminare è un piacere per gli occhi, non a caso le ballerine sono le scarpe più portate, ed una scoperta continua fatta di arte, cultura, incontri e sapori.
Forse sarete già state a Parigi, avrete girato da turiste, vi sarete fatte condurre da guidi e siti internet specializzati in turismo; ho pensato che magari vi manca la Parigi vera di tutti i giorni, quella che respirano e godono coloro che ci vivono, che non sono necessariamente francesi. Anzi di stranieri qui ce ne sono parecchi!
Eccovi alcune dritte ed indirizzi utili per vivere da parisienne. Innanzitutto, mettetevi scarpe comode e girate a piedi o in bici (a noleggio) per non perdervi nessun angolo segreto:
Se vi piacciono i café letterari pieni di libri e volete gustare una tipica quiche (torta salata con ripieni gustosi) dopo aver visitato Notre Dame, vi consiglio di fare una sosta qui: La Fourmie Ailée, 8 rue du Fouarre.
Appena uscite, entrate a curiosare nell’antica libreria inglese “Shakespeare and Company”, dove trovate testi in lingua, tra un letto ed un pianoforte, in una casa d’epoca: Shakespeare and Company, 37 rue de la Bucherie. Se vi viene voglia di tè, c’è il mitico The Tea Caddy, 14 rue Saint-Julien le Pauvre.
Se invece state passeggiando per il Marais, non potete non entrare alla Belle Hortense: La Belle Hortense, 31 rue Vieille du Temple. Qui potete bere un bicchiere di ottimo vino e sfogliare i libri che vedete, comprare quello che vi piace e fare due chiacchiere coi vicini sedute comodamente in poltrona.
Di musei ce ne sono tanti, ma io vi consiglio quelli piccoli e sconosciuti, dei veri bijoux e molto romantici: http://www.mylittleparis.com/operation/carte-musees-oublies-paris/index.html
Se non conoscete nessuno e volete partecipare ad incontri culturali con altri stranieri, trovate molti eventi organizzati su questo sito: http://www.meetup.com/cities/fr/paris/
Alla prossima con news e segreti da Parigi, intanto ricordate di mettere un sandwich in borsa e camminare…
Da Nadia Santini a Marissa Meyer: il posto di una donna è dove vuole essere
Ieri ho scritto un post per Dissapore a proposito di donne. Ne è nato uno scoppiettante dibattito e ho pensato di proporlo anche qua, in modo che se vi fa piacere (a me lo farebbe molto) potete postare anche il vostro pensieri su questo argomento. Grazie.
“Sto per esibirmi in un intricato pensiero femminista (che mi rispedirete addosso come un boomerang, già lo so) a proposito di donne, successo ed emancipazione. Mettevi comodi. E’ l’attualità di questi giorni che mi ha stimolato la ricerca di un fil rouge tra Nadia Santini (chef del ristorante Dal Pescatore che sarà premiata come migliore chef donna del mondo in occasione della notte dei World’s 50 Best Restaurants del 29 aprile prossimo a Londra), Marissa Meyer (in pochi mesi passata dall’essere un’icona di genere per la nomina ad AD di Yahoo a soli 37 anni e con una gravidanza in corso, al diventare una specie di mostro sorellicida per aver vietato il telelavoro in azienda), Sheryl Sandberg (Lady Facebook, numero due dell’azienda, per Forbes è la quinta donna più potente del mondo e autrice del libro manifesto femminista “Facciamoci Avanti”), ma anche Margaret Thatcher, per dire.
Sono le donne più chiacchierate del momento e leggendo le loro biografie l’ho trovato quel fil rouge che cercavo:
il posto di una donna è dove vuole essere.
Sottotitolo per i duri d’orecchie: si può essere una donna di successo in tanti modi, l’ultima frontiera della parità di genere è l’individualismo, fatevene una ragione, quindi conviene uscire dagli stereotipi e dai pregiudizi più incancreniti (di cui siamo vittime come lettori e come narratori) secondo i quali le donne devono passare le loro giornate contorcendosi in un impossibile equilibrio tra mammismo e carrierismo, uscendone sempre sconfitte o nel migliore dei casi stanchissime.
Ricordate il post su Cristina Bowerman? Andatevi a rileggere certi commenti. Sono abbastanza convinta che le lotte femministe condotte dalle nostre mamme fossero per avere posti di potere nelle aziende o per sviluppare la propria iniziativa imprenditoriale, non certo per fare a pezzi ogni donna di successo che è riuscita nella sua impresa ricordandole i doveri materni, o augurandole un posto all’inferno. Succede ogni volta: il posto delle donne è sempre quello sbagliato, semplicemente perchè non si vuole ammettere che certe volte, sempre di più, le donne ce la fanno ad avere esattamente ciò che desiderano.
Ma voglio tornare a Nadia Santini e alla sua storia, perché mi auguro che il suo esempio possa rinnovare il dibattito sulle donne nelle cucine. E sulle donne in generale.
Uno dei profili più belli della Santini lo ha scritto Eleonora Cozzella su Espresso.it “Ha sensibilità e tecnica, gusto, passione e rigore, attenzione a tutto ciò che la circonda, vicino o lontano. Il suo aspetto e la voce delicati sono in realtà la pacatezza di chi è sicura di sé e celano la forza e la grinta di pochi altri colleghi, uomini inclusi. Ne risulta uno stile di carattere e fascino, una cucina cortese e pacifica, un viaggio alla scoperta di nuove sensazioni gastronomiche”.
Io non conosco la signora Nadia personalmente, ma di donne chef ne ho conosciute parecchie, e se tutte hanno una storia diversa è anche vero che in loro ritrovo la stessa grinta e determinazione. Quello della cucina, come quello di guidare un’azienda, è un mestiere che a certi livelli lo fai se lo sei, se non puoi farne a meno, se non vorresti essere da nessun altra parte tranne che dietro a quei fornelli o a quella scrivania.
Mi piace pensare che Nadia Santini abbia una storia di questo tipo, che si incastra perfettamente a quella della sua famiglia, al suo matrimonio, ai figli che ora lavorano con lei e che con lei (forse anche grazie a lei) condividono la passione per la cucina: una storia nuova e fuori dagli stereotipi delle donne lavoratrici costrette a scegliere tra famiglia e carriera. La penso così, come una donna di successo che abbia fatto esattamente quel che voleva fare, non senza sacrifici, proprio come un uomo di successo, forse maggiori, ma se penso a lei non penso alle sue rinunce, penso ai suoi traguardi e l’ultimo di cui è stata insignita credo che sia un grande orgoglio personale e per tutte noi donne.
Che si lavori in una cucina, a Yahoo, o Facebook, ogni donna ha il suo modo di essere di successo che generalmente non prevede scorciatoie ma solo spirito di abnegazione. Marissa Meyer ha detto “non sono femminista, è solo che lavoro sodo”, la Thatcher disse “Non si ottiene nulla senza problemi, mai”, Nadia Santini quando ha saputo del premio lo ha spartito con la famiglia “Sono molto felice e onorata per questo importante riconoscimento. Lo sono per me, per tutto il Dal Pescatore, per la mia famiglia che lavora con me, Antonio mio marito, i miei straordinari figli Giovanni, che dirige la cucina con me, ed Alberto, che dirige la sala e si occupa dei vini, per la mamma di Antonio, che mi ha trasmesso molti segreti e per Valentina, moglie di Giovanni, attiva nel ristorante”.
Insegnandoci forse un’ennesima personale via di essere mamma, moglie e donna di successo.”
Io, sous chef di Igles Corelli (solo per stasera!)…
Tra poche ore (a partire dalle 20), nello showroom di ArcLinea in Corso Monforte a Milano e in streaming sul sito Saporie.com andrà in scena la disfida culinaria più divertente di sempre. Io sono emozionata come un grillo: cucinerò con Igles Corelli per sfidare Nicola Batavia e Francesca, la blogger Singerfood.
Che Igles Corelli sia un genio della cucina è cosa nota, ed è talmente bravo da non temere di avermi come braccio destro. O comunque lo maschera bene. Il piatto che cucineremo è sublime, ma non vi anticipo nulla perchè voglio che mi seguiate in streaming e che votiate per noi. Vi posto qua sotto un po’ di informazioni sull’evento, i partner e le modalità per partecipare.
Vado a prepararmi…ripasso le basi di cucina, mi pettino (c’è anche Alba Parietti, mica voglio sfigurare…).
“Martedì 9 aprile presso lo showroom Arclinea di Corso Monforte a Milano avrà luogo una presentazione riservata a una stampa selezionata, che potrà entrare in contatto diretto con il mondo di Saporie.com e con il prodotto e la filosofia di Arclinea. Saporie.com è il nuovo portale interattivo dell’enogastronomia italiana, pensato e creato per offrire al pubblico una vasta scelta di temi e approfondimenti su: cucina, prodotti tipici, vino e viaggi. Arclinea diventa il partner ideale di Saporie.com, che per tutte le video-ricette consultabili del portale, l’ha scelta come set ideale. Con le sue cucine ‘da vivere e da usare’ Arclinea è cucina domestica ma anche professionale, capace di permettere alte prestazioni culinarie. Lo spazio offerto da Arclinea è sempre concreto, razionale, accogliente, adattabile a tutte le esigenze: comprese quelle dimostrative e didattiche. Con la rete “Arclinea Design Cooking School”, infatti, l’azienda firma i progetti di importanti scuole di cucina: luoghi di diffusione della cultura eno-gastronomica italiana nel mondo. Durante la serata dedicata alla stampa milanese, Igles Corelli e Nicola Batavia, due grandi cuochi della cucina italiana, insieme a due note food blogger, realizzeranno alcuni dei loro piatti forti, sfidandosi in una gara che sarà condotta da Alba Parietti, ma che vedrà come protagonista il pubblico. In che modo? La serata sarà trasmessa in diretta streaming sul sito Saporie.com e gli utenti da casa potranno votare la coppia vincente insieme ai giornalisti presenti che, naturalmente, saranno parte attiva della competizione. Partner dell’evento CONAD Sapori & Dintorni, che con i suoi prodotti di alta qualità IGP e DOP sposa a pieno la filosofia Saporie.com.”












