Accolgo con molto piacere l’invito di Martina a scrivere un post sul suo blog che seguo sempre con interesse. Immagino di essere stata invitata perché trasversalmente io e Martina affrontiamo tematiche comuni da punti di vista differenti, ma in accordo.
La domanda che mi faccio ogni volta che incontro ragazze di tutte le età (dai 10 ai 60 anni) è: cosa c’è che non va nei nostri corpi? Perché per tante, troppe donne, il peso, la taglia e la forma del proprio corpo misura il livello della loro autostima?
A volte mi accorgo che molte donne ( ma anche tanti uomini) vengono nel mio studio per svariati motivi: problematiche sentimentali, difficoltà nell’ambiente di lavoro o sintomi ansiosi, eppure tutti hanno in comune una cosa, la ricerca del corpo ideale. Le persone non si piacciono, si vergognano di alcune parti del proprio corpo, vorrebbero essere più magre, più belle…perfette.
La sera, quando esco dal mio studio, spesso mi chiedo come è possibile che questa condizione di disagio, legato alla propria immagine corporea, abbia assunto una portata epidemica.
Come psicologa devo precisare che il disturbo dell’immagine corporea e i disturbi del comportamento alimentare, sono problematiche individuali, uniche per ogni situazione e variano da caso a caso. Questo perché il problema è prima di tutto psicologico, intimo, profondo, legato alla percezione di sé come individui e in relazione con gli altri. Ma indubbiamente non posso negare che quello che succede fuori, nella società, condiziona e coinvolge tutti. Oggi eventi come il parto, la malattia e la vecchiaia non sono più eventi naturali, ma alterati dalla medicina e dalla chirurgia estetica.
Intendiamoci, non dico che il progresso sia un danno, anzi.
Ma mi chiedo cosa accade quando non riusciamo più a distinguere i confini tra ciò che è una necessità e ciò che è indice di un desiderio implicito di trasformare e controllare il corpo. Il corpo sembra essere diventato un obiettivo, un oggetto da modificare, mutare a nostro piacimento. Il messaggio che i mass media rimandano a volte è che oggi tutti possiamo essere belli, perfetti: avere un sorriso smagliante, bianchissimo, un seno sodo, una pelle levigata, dei muscoli tonici e senza adipe, una pancia piatta.
Dipende solo da noi, dall’impegno che ci mettiamo.
Curare il proprio corpo, tenersi in forma, giovani, è ormai un valore. Il pensiero condiviso in modo implicito e sottile è: tutti siamo responsabili del nostro aspetto; chi è fuori dai canoni imperanti di bellezza è una persona senza forza di volontà, che si trascura, non al passo con i tempi.
Per esempio una delle campagne più potenti che attraversa il pianeta è la lotta all’obesità.
Pregiudizi come il fatto che le persone “grasse” sono golose, pigre e senza volontà, sono tematiche che invece di aiutare a risolvere il problema lo alimentano, conducendo chi è in sovrappeso a sentirsi sempre più inadeguato e non accettato. Le aziende farmaceutiche, dietetiche, le palestre e le riviste per signore, si sono fatte paladine di questa campagna per combattere l’obesità, anche perché bisogna rilevare che il loro guadagno cresce in proporzione a quanto riescano a promuovere nelle donne l’insicurezza per la propria immagine corporea.
L’immagine corporea è profondamente legata alla nostra identità: la percezione che abbiamo del nostro corpo si sviluppa proprio nei primi anni di vita ed è un processo individuale, interno, ma anche relazionale.
Come ci siamo sentiti curati, cullati, accarezzati, riconosciuti e accolti dagli altri, quando eravamo bambini o neonati, sono aspetti peculiari per capire chi siamo adesso e come ci relazioniamo con lo specchio e con gli altri.
Il processo di strutturazione della propria immagine corporea prosegue nell’adolescenza (altra tappa importante legata alla trasformazione del corpo e alla maturazione della sessualità) dove nuovamente la propria identità psichica e corporea viene rimessa in discussione.
E così accade in tutti i momenti psico-fisici importanti della nostra vita: la gravidanza, la malattia o la vecchiaia. L’immagine corporea non accettabile è proprio la percezione di se stessi che diventa penosa, sgradevole, conflittuale. Non è solo il corpo che non accettiamo, ma anche noi come persone. La ricerca della perfezione attraverso un corpo di plastica, simulacro di un se ideale e perfetto, sembra oggi diventata una strategia per illudersi di poter controllare quelle parti di noi che non ci piacciono: le nostre paure, le nostre fragilità e le nostre insicurezze.
In un mondo che vive nell’incertezza e nella precarietà sociale.
*Susanna Murray, psicologa clinica e consulente, si occupa di disturbi del comportamento alimentare, immagine corporea e psicologia della moda Io mi piaccio“