Ognuno di noi ha il proprio comfort food, in grado di scatenare personalissime sensazioni rassicuranti per tutte quelle volte in cui un sapore ha l’effetto di una carezza, rinfranca l’umore e fa sospirare di piacere.
Scritto per CASAVIVA - febbraio 2011
E’ quando la vita si incaglia che vien fuori quella voglia di tornarsene a casa, trovare conforto nel tepore delle mura domestiche, entrare in cucina e rincuorarsi con la sola cosa in grado di farci tirare un sospiro di sollievo. Gli americani lo chiamano comfort food, noi potremmo tradurlo come cibo consolatorio ma, a prescindere dal nome che decidiamo di dargli, identifica inequivocabilmente quel corredo di informalità culinarie che appartengono alla cucina casalinga e che spesso ricordano l’infanzia: collaudati rifugi del gusto che coccolano l’anima.
Semplici, economici, compiacenti e spesso ipercalorici (niente è più appagante di uno strappo alla regola), sono bocconi che fanno socchiudere gli occhi e sospirare di piacere, per vivere un hic et nunc gastronomico che riconcilia e fa tornare ogni cosa al proprio posto.
La caratteristica di base del comfort food è l’informalità, ma se chiedessimo a dieci persone di cucinare il proprio piatto consolatorio, sicuramente ognuno preparerebbe qualcosa di diverso. Si tratta infatti di piatti squisitamente personali, sintesi di esperienza, tradizioni, abitudini e territorio: non esistono cibi dall’intrinseco potere taumaturgico, tutto è frutto di soggettive suggestioni.
E se una torta al cioccolato potrebbe consolare praticamente ogni cosa, qualcuno ripiega con brama su rassicuranti spaghettini al pomodoro, su un veloce e corroborante zabaione dall’effetto retroattivo che catapulta all’infanzia, una zuppa calda da risucchiare in intimità, una carbonara da concedersi senza rimorsi, una torta di ricotta e spinaci, un piatto di lasagne (quelle della mamma, però), pasta e fagioli, le cotolette, una frittata sorniona, la polenta, le polpette o le patate fritte dalla veloce e facile soddisfazione.
Ognuno di noi ha un piatto su cui buttarsi (spesso al riparo da occhi indiscreti), innescando un rapporto intimo e diretto con quell’alimento: quasi come un partner segreto a cui affidiamo le nostre pene, le nostre stanchezze e le nostre piccole delusioni. E lui, fidato compagno, non ci tradisce mai, puntualmente pronto negli anni a rinfrancarci. Chi ci conosce bene, non può non sapere quale sia il nostro personale comfort food e noi altrettanto sappiamo bene come consolare i nostri cari in cucina.
Difficilmente si tratta di preparazioni complicate o articolate, sono sempre veloci e pratiche. E queste scorpacciate sono spesso accompagnate da una gestualità che rende il momento ancora più informale: leccarsi le dita, sporcarsi le guance, mangiare con le mani, sbriciolare, sbocconcellare, succhiare, o fare la scarpetta. Addirittura si accompagnano a concessioni inusitate, come consumare il pasto sul divano o in poltrona. Bon ton, formalismi, e policy domestiche sono off limits: quando si necessità di un comfort food tutto il resto non conta.
