#27 febbraio: Occupy Our Food Supply

Marion Nestle, professoressa all’Università di New York al Dipartimento di nutrizione e autrice del saggio Food Politics, Vandana Shiva (attivista indiana, vicepresidente di Slow Food International) e altri illustri rappresentanti del gastropensiero americano, tra cui il mio adorato Micheal Pollan, sposano la prima azione globale contro le multinazionali del cibo, organizzata per oggi, lunedì 27 febbraio. Per la giornata “Occupy Our Food Supply”, letteralmente “occupare il nostro approvvigionamento
alimentare”, sono scesi in campo anche imprenditori agricoli, contadini, genitori, studenti, cuochi impegnati in una azione globale che, partita dagli USA con il sostegno dell’associazione Rainforest Action Network, si sta diramando in Sud America e in Europa.

L’idea è quella di riflettere, creare e resistere contro una situazione che vede un oligopolio di multinazionali che decidono della catena alimentare statunitense. I nomi presi di mira da Occupy Our Food Supply sono: Monsanto (produttrice di più del 90% dei semi di soia e dell’80% dei semi di mais utilizzati negli USA), Tyson, Cargill, JBS grandi giganti dell’industria delle carni e il colosso Wallmart dove viene speso 1
dollaro su 4 della spesa alimentare degli americani. Negli Stati Uniti le scelte determinanti in tema di produzione e distribuzione alimentare sono controllate da queste aziende, più o meno interessate a tutelare la salute dei cittadini e dell’ambiente, e in grado di piegare il settore dell’agricoltura e della piccola impresa agricola.

Ma in cosa consiste l’azione di Occupy Our Food Supply?
Gli organizzatori suggeriscono di essere creativi, unirsi in gruppi e portare
avanti azioni come avviare un orto, sostenere i piccoli produttori locali,
scambiarsi le sementi, recuperare un terreno inutilizzato per trasformarlo in
un orto comune, individuare i prodotti da supermercato contenenti ingredienti
geneticamente modificati, creare alleanze per favorire la sopravvivenza dei
piccoli negozi di vicinato che combattono contro i supermercati.

E cosa possiamo fare noi? Parlarle e sviluppare il senso critico. Darne informazione nei nostri blog e tramite i social media (in Italia, nessun giornale ne parla, se non La Stampa). Magari è l’occasione per riflettere sullo stato dell’agricoltura in Italia, che non se la vede poi così bene..