Anche i cervelli in fuga mangiano. (Come sopravvivere a Bruxelles)

La cosa più bella di scrivere un libro, sono le email che arrivano da persone che neanche conosci e ti scrivono lettere incredibili. Mi spiego? Persone che hanno letto il mio libro e che si prendono la briga di cercare un indirizzo email a cui contattarmi e scrivermi. Mica due righe, no, mi scrivono bellissime, dolcissime e accalorate lettere in cui mi raccontano dei loro progetti, delle sfighe o della loro vita, e di come si siano riconosciute in Agata, Tessa, Cecilia. Una di queste lettere (lunghissima…e molto divertente) me l’ha scritta Silvia Schiavon, raccontandomi della sua vita a Bruxelles. Mi ha talmente incuriosita che le ho chiesto di regalarmi qualche dritta foodie. Buona lettura!

I trent’anni sono alle porte e non ho nemmeno una delle cose che pensavo avrei avuto a quest’età: niente casa tutta mia, figli, cane, macchina, nessuno lavoro ben pagato e nessun marito fichissimo (quando ero piccola ero una fan delle pubblicità del Mulino Bianco). Per fortuna un ragazzo che sopporta le mie crisi esistenziali ce l’ho, ma lui vive a Londra e io…a Brussels! D’altronde siamo nell’epoca dei “cervelli in fuga” e chi sono io per non far parte della massa?  Eccomi qua una expat a Brussels, il cuore dell’Unione Europea!

Brussels ha mille facce: c’è quella di Place Luxemburg il giovedì sera, dove tutti i fortunati lavoratori delle istituzioni si ritrovano a bere birra e a raccontarsi le loro ultime conquiste; c’è quella degli hipster del Caffè Belga o del mercatino di Chatelain il mercoledi sera dove si può gustare un bicchiere di vino accompagnato da street food di ogni genere. Gli hipster dominano la scena anche nei quartieri di St. Boniface, Saint Gery e Saint Chatrine. Poi c’è l’anima più alternativa e rilassata della città e si tratta di Saint Gilles e del suo Parvais con mille bar più o meno alla moda (vedi La Maison du Peuple o il Potemkine). Infine, c’è la Brussels più sconosciuta, fatta di piccoli vecchi bar, fatta di persone non etichettabili, di parchi, di stradine in cui perdersi, fatta di una pizza a tarda sera da  Momo, fatta di profumi, di una birra veloce e 2 tapas al Centro Cabraliego, ma soprattutto fatta di amici e grandi cucine, fatta di noi.

E che dire dei mercati? Da non perdere quelli di Midi e Clemanceau, dove si possono trovare frutti esotici di ogni tipo, formaggi, pane, dolci e biscotti, olive, salse, carne e pesce a prezzi veramente convenienti. E se siete per caso a Midi per fare la spesa e, sempre per caso, è l’ora di pranzo, perché non ne approfittate e vi fermate a prendere una crepe marocchina con formaggio e miele accompagnata da un bicchiere di tea alla menta? 2.50€ e il pranzo è servito!

Altre cose da non perdervi?

1)      L’infinita quantità di birre belghe. Blanche, Lambic, Trappist, Blonde, Brune: ce n’è per tutti i gusti. Un’ottima selezione c’è all’Ultime Atome ma se volete qualcosa di più “tradizionalmente belga” vi consiglio La Mort Subit uno degli estaminet storici della città. Sempre sullo stesso stampo, anche se un po’ turistico, c’è La Becasse in pieno centro, posto perfetto per bersi una Lambic Doux: birra a fermentazione spontanea molto dolce, servita in caraffe di ceramica come si usava un tempo. Meno tradizionale il Moeder Lambic ha anche una vasta gamma di prodotti biologici e degli ottimi spuntini.

2)      Le patatine fritte cosi buone perché fritte nello strutto anziché nell’olio! Il posto migliore per assaporarle è a Place Jourdan da la Maison Antoine. Prendetele e andatele a mangiare in uno dei tanti bar della piazza. Avrete infatti bisogno di un buon quantitativo di birre per mandarle giù!

3)      La cioccolata. Evitate le catene tipo Godiva, Leonidas e Neuhaus . Meglio andare nelle piccole cioccolaterie artigianali in giro per la città. Sono molto più economiche e molto più buone!

4)      Il formaggio con il sale al sedano e la senape che potete chiedere come “accompagnamento” al vostro aperitivo

5)      Les chicons au gratin: indivia belga gratinata al forno con prosciutto formaggio e besciamella (molto buone al ‘T Kelderke alla Gran Place)

6)      Un hamburger a Les super filles du Tram

Ricordatevi però che l’anima belga è internazionale quindi non abbiate paura di azzardare. E se non avete voglia di ristoranti affollati potete controllare il sito http://bookalokal.com/ che offre ottimi pasti home made from all over the world direttamente a casa del “cuoco”. Un po’ quello che, senza pagare, faccio io ogni week end. Alla fine i miei Venerdì sera non sono infatti così diversi da quelli di Tessa, Agata e Cecilia. L’unica differenza è la lingua parlata e i 5 maglioni in più addosso per affrontare i meno 15 gradi invernali di Brussels.

Un ultimo consiglio? Evitate Les Moules-Frites. Decisamente meglio un’impepata di cozze nostrana!