Quella che sto per raccontare è una storia che parla di donne, gelati e del primo ice-cream shop aperto in Ruanda. Ma cominciamo dal principio..
Jennie Dundas e Alexis Miesen nel 2007 decidono di aprire una gelateria eco-friendly a Brooklyn. E’ così che parte l’avventura del Blue Marble Ice Cream, un negozio progettato con materiali e arredi biodegradabili e riciclati e che usa prodotti biologici a kmzero. I sapori sono semplici, gli ingredienti di stagione, e la scelta è sempre per il benessere e la qualità anche a scapito del margine.
I bambini adorano il gelato del Blue Marble Ice Cream, e così Jennie e Alexis ogni giorno creano un prodotto che vorrebbero far mangiare ai loro figli. E la sfida più grande, per queste produttrici come per chiunque altro insegua la qualità, è quella di trovare il giusto equilibrio tra la costruzione di un business sostenibile e fare la cosa giusta, mantenendo i prodotti a un prezzo accessibile.
Ma gelato del Blue Marble Ice Cream è buono, così buono che nel 2009 si aggiudica il Best Ice Cream Prize Time Out New York Readers’ Choice Award, e le ragazze aprono un secondo punto vendita. Pochi mesi dopo incontrano Odile Gakire Katese, detta Kiki, che propone di aprire una terza sede, ma in una location alquanto insolita: il Ruanda.
Kiki è una percussionista originaria del Ruanda decisa a far prendere in considerazione alle ragazze del Blue Marble Ice Cream di aprire una sede in Africa e le sue motivazioni erano più che convincenti: dopo il genocidio del 1994, la comunità è ancora avvinta dal dolore e dalla povertà; mentre le iniziative di sviluppo convenzionali sono vitali per il benessere fisico del Paese, permane la necessità di sforzi che aumentino lo spirito della sua gente. Tanto quanto ha bisogno di cibo nutriente e acqua pulita, la comunità ha bisogno di amore, divertimento, tempo libero, gioia e risate: gli ingredienti di una vita veramente vissuta. Quale modo migliore per rispondere a questa esigenza della magia simbolica di un gelato?
‘Non c’è spazio per sognare quando la sopravvivenza è l’unico obiettivo. Non si può solo ricostruire strade, è necessario riparare le persone, e dimostrare che la vita è bella ‘. Kiki vide in Blue Marble un modo per far si che le donne del Ruanda potessero guadagnarsi da vivere e portare avanti un sogno.
C’è qualcosa di magico e terapeutico in un gelato, che mette allegria in un bambino, strappa un sorriso e per un momento fa dimenticare il brutto della vita. E una semplice gelateria diventa uno spazio parallelo, oltre la morte, la malattia, la fame e la disperazione, dove la povertà e l’analfabetismo non sono ostacoli alla felicità.
Kiki riuscì a convincere ed esaltare le ragazze del Blue Marble Ice Cream e in un batter d’occhio è nato il progetto Blue Marble Dreams, un’organizzazione no profit che esplora il potenziale del gelato nel sostenere la gioia e crescita economica nelle popolazioni disagiate.
E grazie alle tante donazioni, il sogno si è avverato: nel 2010 a Butare in Ruanda ha aperto le porte Inzozi Nziza (Sweet Dreams), una gelateria (la prima del paese) interamente gestita da una cooperativa di donne.
Queste donne ora guadagnano un reddito sostenibile attraverso il negozio. Nessuna di loro aveva mai avuto conti bancari e adesso molte hanno addirittura aperto libretti di risparmio. Non sono solo stanno sopravvivendo, ma addirittura stanno pianificando il loro futuro.
Gli ingredienti usati sono prevalentemente locali, per sostenere i produttori limitrofi, come i caseifici, gli apicoltori, gli agricoltori e i produttori di caffè.
I sogni delle ragazze del Blue Marble Ice Cream non si fermano: nei loro programmi mirano al Camerun, al Bronx, allo Sri Lanka e ovunque ci sia bisogno di un piccolo, semplice, buono ma straordinario gelato.




Il progetto mira a uno sviluppo del paese legato a cultura, infrastrutture, ambiente e turismo, con molto spazio alle donne e un confronto non limitato agli abitanti, ma aperto anche ai turisti.