Iskra Menarini, la bellezza è di chi se la conquista.

Usa spesso metafore che parlano di  natura, di alberi, animali, terra e ambiente: con Iskra Menarini, la curvy vocalist di Lucio Dalla, abbiamo parlato di donne, di ironia di curve e di musica. 

Ventisei anni fa, Lucio mi scelse per la mia ironia, non cercava solamente una corista, ma qualcosa di più”, così Iskra Menarini mi racconta del sodalizio professionale che l’ha legata a Lucio Dalla per più di due decenni, cominciato nella seconda metà degli anni ottanta e che l’ha vista partecipare ai dischi del cantautore, nelle sue tournèe, nei video (celeberrimo quello di Attenti al Lupo del  1990) ma anche nelle trasmissioni televisive come La bella e la bestia e Taratatà. La sua voce, potente e melodiosa, la rende una delle artiste soul più apprezzate, non solo nel ruolo di vocalist ma anche di protagonista. Resta nella memoria la sua partecipazione alla 59esima edizione del Festival di Sanremo nella categoria “giovani” all’età di sessantadueanni. Un’artista completa Iskra, che ha saputo tracciare una carriera di grandi collaborazioni (con il cantautorato bolognesE e anche come maestra alla trasmissione Amici), e contemporaneamente tracciare una propria strada, fatta di contaminazioni che vanno dalla musica sacra all’etnico in una ricerca continua che non prescinde mai di esprimere i suoni dell’anima. Un tutt’uno con la sua fisicità, Iskra ha sempre giocato con il personaggio di se stessa, senza mai venir meno all’ironia che la  contraddistingue: “Le donne non devono mancare di ironia, perché è l’ironia che ti porta a guardare oltre, oltre il tuo corpo, oltre i tuoi difetti fisici”, ma anche “amo la donna che sa anche diventare personaggio e riesce a considerare il proprio corpo come il contenitore di ciò che ha raccolto nella vita: ciò che sei, ciò che fai, ciò che ami, quello che trasmetti e gli incontri che hai fatto”. Chili e rughe, compresi.

Parliamo di donne, televisione, bellezza e finiamo a condividere che in Italia essere belle è ancora purtroppo una prerogativa per avere successo e visibilità. Aiuta. Anche se il tuo talento è cantare. Sarei voluta nascere in un corpo come quello di Naomi Campbell” mi dice sorridendo “ma la realtà è che io quel corpo non ce l’ho, e dunque ho dovuto lavorare sul mio”. Ed è l’ironia la cosa su cui ha lavorato Iskra: mente, cuore e cervello.

“Ogni corpo è scritto, è la natura, è inutile volersi cambiare”, sorride Iskra “come nella natura, esistono gli elefanti ma anche animali minuscoli, ed entrambi sono bellissimi“.

Le chiedo allora cos’è la bellezza, e mi risponde: “la bellezza vista dagli occhi di chi non giudica è la natura, la bellezza è la terra, l’universo, i colori e anche la bellezza di una donna nasce dalla natura. La bellezza risiede nell’anima.”  E mi parla di Lucio Dalla.
“Lucio non era bello? Come fai a dire che non era bello quando cantava? La bellezza è quello che dici, quello che sei, quello che riesci a trasmettere agli altri. La bellezza è di chi se la sa conquistare”.

E ancora finiamo a disquisire di intelligenza, ironia, cultura, cose con cui riempire il proprio corpo-contenitore, per investire sulla propria anima. E’ facile pensare al rapporto di gioco e ironia che ha legato per così tanti anni Iskra a Lucio Dalla “credo di averlo conquistato con la mia dolcezza e la mia ironia”, doti che spesso mancano, specie a quelle donne che si prendono troppo sul serio.

Oggi Iskra vive in campagna, in mezzo agli animali e alla natura, ed è molto attiva in progetti di beneficenza.

 “Io ho 65 anni e alla mia età bisogna capire che il tuo corpo prima o poi cederà, cambierà, come un albero, quindi la bellezza te la costruisci per te stessa, per la tua anima”.

Iskra è una donna madre-natura, grande, possente, e mi ricorda una statua di Henry Miller: una donna con un legame ancestrale con la natura e che ama il proprio corpo,  e ciò la rende forte. Come le statue di Miller, imponenti, gigantesche e sinuose, esprimono la forza terrena, Iskra ha un’energia spirituale che le rende speciale, e lo si
percepisce quando canta. Madre protettiva, un po’ sproporzionata forse ma allo stesso tempo in equilibrio con lo spazio. Un equilibrio dato dalla consapevolezza del  proprio ruolo naturale di donna e della propria unicità di essere umano.

*Iskra Menarini è la prima delle artiste italiane che ho selezionato insieme al MEI – Meeting delle Etichette  Indipendenti e che intervisterò periodicamente nel blog, nell’ambito di un progetto legato ai modelli femminili fuori dagli stereotipi, nel mondo della musica.

Coltivare rappORTI

A Bologna questo weekend: per ridisegnare la città, tramare nuove relazioni e sporcarsi le mani giocando con la terra.

Una tre giorni di racconti ed esperienze di costruzione di orti e giardini urbani dove uomini e donne collettivamente coltivano nuove relazioni con la terra e la stagionalità trasformando dal basso la città in cui vivono. E’ previsto, inoltre, un workshop con la finalità di creare un orto-giardino urbano mobile per riappropriarsi immediatamente di spazi per renderli verdi e condivisi data l’imminente ridefinizione dell’area adiacente allo Spazio pubblico XM 24 in Bolognina. Saranno presenti ricercatori, associazioni e collettivi che hanno studiato e realizzato progetti simili in altre città italiane ed europee. Intendiamo raccogliere spunti, suggerimenti, osservazioni, pratiche per riflettere, in particolare, sulle relazioni sociali che si vengono a creare in questi luoghi destinati al verde. Le varie esperienze raccolte andranno anche ad arricchire un ulteriore workshop di progettazione partecipata e dal basso di un orto-giardino comunitario. Le proposte che emergeranno da questo workshop saranno presentate all’interno del laboratorio di urbanistica partecipata dell’area dell’ex-mercato ortofrutticolo di imminente riapertura.

Trame Urbane/Guerrilla Gardening è un collettivo bolognese composto da giovani neolaureati. Il collettivo, sulla scia delle esperienze diffuse di guerrilla gardening, è sensibile alla riappropriazione degli spazi urbani e alla creazione dal basso di orti e giardini comunitari, spazi che possono diventare una nuova piazza e luogo di relazioni, ricostruendo un piccolo tassello di tessuto sociale urbano. In modi diversi tutti coloro che partecipano al progetto Trame Urbane/Guerrilla Gardening si sono occupati di nuove forme di resistenza urbana e contadina, e di innovative modalità di creazione di spazi di socialità e di convivialità.

Bologna, la Curvy

Se c’è una città Curvy, quella è senz’altro Bologna. Oggi è la sua Festa: ecco la cronaca di una serata trascorsa per Osterie, coi…biasanòt!

“Però che Bohème confortevole, giocata fra casa e osterie, quando ad ogni bicchiere rimbalzano le filosofie”. Versi di Francesco Guccini, il cantore di una Bologna leggendaria dalle notti lunghe, snocciolata al tavolo di un’osteria, luogo di incontro e di infinite storie, dove studenti e professori, menagramo e brava gente, ubriaconi e musicisti, filosofi e grandi artisti, si mischiavano ai nottambuli seduti ai tavoli di legno dei fumosi ambienti e si discuteva, si mangiava e si beveva.

Il Zigant, e il Palazzo del Podestà - Foto di Robert Bentley Harrison

Per il cantautore emiliano, che si è trasferito a vivere sull’Appennino, quella leggendaria Bologna ha implacabilmente chiuso i battenti. Ma altri bolognesi, altrettanto doc e famosi, più giovani e meno nostalgici, non sono d’accordo. Sotti i portici di Via Orfeo traversa sulla sinistra della centralissima via Castiglione, incontriamo Cesare Cremonini, che insieme a quattro amici ha scelto di gestire l’Osteria della Tigre: si presenta per quello che è: la classica osteria di una volta, informale e bonacciona, dove puoi anche solo bere un buon bicchiere di vino sbocconcellando la crescenta bolognese. «Ho aperto perché, ancora oggi, le osterie rappresentano una dimensione perfetta in cui il vino e i piatti semplici non hanno mai il sopravvento sulla voglia di parlare di arte, di filosofia, e di emozioni». Ma a darci qualche dritta è Vito, attore comi-co bolognese ed appassionato gourmet.

 «Le più autentiche sono quelle che ancora stanno aperte fino a notte fonda e dove ci puoi trovare i biasanòt, cioè i biascica-notte, quei personaggi che si tengono la notte in bocca, per gustarsela a fondo e non farla finire subito. Vuoi i nomi? Da Vito, il Moretto e l’Osteria dei Poeti».

Trattoria da Vito - Foto di Robert Bentley Harrison

Ci dirigiamo con sicurezza Da Vito, in via Musolesi, appena fuori porta nello storico quartiere popolare della Cirenaica, costruito nei primi del 1900, durante la guerra in Libia. L’Osteria era la preferita di Guccini e di Dalla che ci andavano a finire le serate dopo le prove, come testimonia una foto appesa su un muro. L’atmosfera è decisamente fané: sembra di fare un salto negli anni 70.

Lucio Dalla e Francesco Guccini con Vito - Foto di Robert Bentley Harrison

Gli arredi non sono cambiati, e nemmeno la cucina: piatti semplici e ruspanti che non si distaccano di una virgola dalla tradizione bolognese: tagliatelle al ragù, tortellini in brodo o asciutti, stufato di fagioli e salsiccia, e vino “bevibile”.

Da Vito - Foto di Robert Bentley Harrison

Del resto qui non si viene per il cibo, ma per unirsi alla bizzarra fauna che frequenta il locale: un’accozzaglia di strati sociali, mestieri e punti di vista. «Non abbiamo cambiato nulla, per pigrizia non per altro», dice l’oste Paolo, fiero dello sciccoso squallore del suo locale di culto. E della sua autenticità.

Da Vito - Foto di Robert Bentley Harrison

 Sempre fuori porta, ma in Via San Mamolo, c’è dal 1927 l’Osteria del Moretto: molti lo ritengono un posto troppo “fighetto”. In realtà è una delle osterie più vecchie di Bologna (risale infatti al XVI secolo) ed è sempre stato uno dei centri culturali della città: dagli anni ’60, in cui veniva frequentata da artisti del calibro di Pazienza, a oggi, con le mostre e gli spettacoli che vengono organizzati regolarmente. Tra le specialità è il vino a farla da padrone. Non male il Pignoletto, bianco DOC dei colli bolognesi, per un aperitivo. Ritorniamo in centro, camminando sotto ai portici rumorosi di Via San Vitale (che “nel centro di Bologna non si perde neanche un bambino”, come cantava Dalla) e poi in Piazza Maggiore, cuore della città, che di notte è ancora più bella.

Val la pena fermarsi un attimo sotto alla fontana del Nettuno, il Zigànt, come lo chiamano i bolognesi: possente ed elegantemente erotico, di notte è il protagonista indiscusso delle facciate dei palazzi dove proietta indisturbato le sue ombre.

 Da lì è un attimo arrivare dai Poeti, fiancheggiando la Basilica di San Petronio e poi sotto ai portici eleganti e un po’ snob di Via Farini. L’Osteria dei Poeti è un ambiente ricercato che mantiene intatta la struttura di un’antica cantina sotterranea. Gli spazi sono ampi ed è facile imbattersi in serate di bisboccia di avvocati gaudenti, giornalisti appena usciti dalle redazioni, filosofi, musicisti e naturalmente studenti, tutti insieme per giocare a carte, mangiare, bere, fare musica e discutere in compagnia.

La cucina è più sofisticata, come del resto anche il servizio. In menù proposte creative ma soprattutto piatti “petroniani”, tradizionali di Bologna, come le lasagne verdi o i tortelloni burro e salvia. Non mancano i rassicuranti cubetti di mortadella da divorare con la piada o le crescentine. Sono già le undici e trenta, Via Rizzoli fin sotto alle Due Torri è ancora animata. Poco oltre, nella zona universitaria, all’osteria Buca delle Campane hanno già sbarazzato i tavoli per poterci ballare sopra: da tempo immemore ogni sera dopo cene a base di tagliatelle e carne alla griglia, si balla in questa che è una vera e propria “buca”, vicino a Via Zamboni, la strada universitaria per eccellenza, popolata di studenti e professori a ogni ora del giorno e della notte. A poche vie di distanza si fa interessante anche l’osteria Broccaindosso, dove se arrivi attorno a mezzanotte puoi ordinare “solo dolci”: mica assaggini, no, loro ti portano direttamente al tavolo i vassoi di torte, crostate e le bulle di mascarpone, zabaione, mousse, panna cotta e cioccolato fuso. Ti servi da solo e ne mangi finché ce n’è!

Osteria dello Scorpione - Foto di Robert Bentley Harrison

Finiamo la serata dall’altra parte del centro, in zona Porta Saragozza, all’Osteria dello Scorpione che a quest’ora si popola di nottambuli irriducibili. Michele è il classico oste della Bologna verace, deus ex machina che ha modellato il suo locale su di sè: un po’ rude nei modi, ma col quale entri subito in confidenza. La sua proposta culinaria si limita a panini: il più famoso è il mitico Rotolone, preparato con lo stesso impasto della pizza e pronto ad ogni farcitura. Con una birra sembra per gli avventori il “massimo della vita”.

I portici di Bologna. Foto di Robert Bentley Harrison

Ora è tardi, i passi sotto ai portici rimbombano nel silenzio della città. Qualche risata ancora di chi non si arrende ad un nuovo mattino, un motorino, e i portici sempre lì: percorso verso la fine di una notte diversa, masticata lentamente, biascicata per goderne ogni sfumatura. E bona lè!

Bologna, la Dotta, la Rossa….la Curvy

Scritto per Weekend e Viaggi

Le foto sono di Robert Bentley Harrison.

“Il cibo ti mette in relazione con la vita, ma soprattutto con gli altri”

Questa è una delle frasi sottolineate (dalla lettrice che mi ha preceduto) nel libro “Il Corpo Giusto” di Eve Ensler. Libro che ho preso a prestito dalla Biblioteca Italiana delle Donne di Bologna durante una splendida giornata trascorsa in chiacchiere, confronti e buon cibo (quello di Eataly per la precisione) con Elena Rossini, regista straordinaria e appassionata e Alessandra Testa, giornalista, amica e co-fondatrice di una nuova agenzia stampa che racconterà storie di donne e immigrazione (di cui non svelo nulla fino alla presentazione ufficiale). Ci siamo raccontate sotto i portici di Bologna in un caldo venerdì: tre donne, una macchina fotografica, pensieri, parole e progetti in ebollizione…

Cadeau Gourmand …a Bologna

Presentarsi ad un invito a cena con un dono è regola di galateo, farlo con qualcosa di gustoso e sicuramente gradito che interpreti lo stile di chi lo offre, e azzecchi i gusti di chi lo riceve è tres chic! Dieci idee sotto i venti euro, per stupire con ironia e originalità e strappare un “Sorbole!”*

Scritto per Casaviva – Aprile 2011

Griffato/Tortellini Paolo Atti e Figli Via Drapperie, 6

Per una padrona di casa che ami le grandi firme, i tortellini Atti nella tradizionale ed elegante confezione da asporto, sono la sintesi suprema di sapori (nel ripieno: lombo di maiale, prosciutto crudo, mortadella di Bologna, Parmigiano Reggiano, uova, noce moscata) e di stile con l’originale forma a ombelico di Venere. Da gustare in brodo, durante un pranzo domenicale.

 Retrò/Amarene Fabbri

Il caratteristico vaso bianco opalescente con i decori blu, ricorderà l’infanzia scatenando subito la voglia di tuffarci dentro un cucchiaino e gustare l’inconfondibile dolcezza delle amarene. Una dopo l’altra, accompagneranno una serata di amarcord, “mi ricordo”, di estati sui Colli Bolognesi o al mare a Riccione. 

RossoBlu/Certosino o Panspeziale Bar Pasticceria Billy – Via De Coubertin, 1

Piacerà anche per la confezione dall’immagine un po’ fanè, che riporta il marchio di uno dei locali  più autentici di Bologna, il Bar Billy, strategicamente vicino allo stadio, sotto ai portici del Meloncello, dove da sempre si commentano le partite del mitico Bologna Calcio, croce e delizia degli avventori.

Esotico/Caffè Terzi – Via Oberdan, 10

Per stupire con miscele d’altri mondi, basterà recare in dono una pregiata confezione di chicchi esotici. Manuel Terzi, il mago bolognese del caffè, vi saprà elencare ogni qualità della miscela da voi prescelta, in modo da farvi fare un figurone al momento della consegna della confezione alla padrona di casa.

Empatico/Trancio di Mortadella

Chissà come mai la mortadella innesca senza fatica una sensazione di familiarità. Forse per il sapore facile o per il colorito rosa inconfondibile. Presentarsi ad un invito a cena con un trancio di mortadella è il modo migliore per rompere il ghiaccio in caso di imbarazzi ed entrare subito in sintonia.

Radical chic/Mazzo di Asparagi Verdi di Altedo IGP – Mercato di Mezzo

Raffinati, saporiti, di stagione, per la loro forma affusolata e robusta consistenza si prestano ad essere raccolti in un bouquet anticonformista stretto da un bel nastro bianco. Ne uscirà il lato più edonista dell’asparago, che probabilmente si piacerà molto più in vaso che in padella, e il senso dell’umorismo dei padroni di casa!

Devoto/Gelato al gusto San Luca – Cremeria la Funivia Via Porrettana, 158

Un piacere divino fatto di cioccolato bianco e riso soffiato, dedicato al santuario amatissimo dai bolognesi che spicca sopra la città. Piace a tutti, ma soprattutto ai padroni di casa devoti e golosi che poi, pentiti del peccato di gola, vi chiederanno di accompagnarli in pellegrinaggio fino in cima al colle lungo una scalinata estenuante ma bellissima.

D’attualità/Cioccolatini Fiat  Majani

Simbolo di italianità, un po’ come il suo nome “Fiat” (la casa automobilistica lanciò un concorso tra i cioccolatieri italiani, vinto da Majani, per creare un nuovo cioccolatino in occasione della presentazione della Tipo4), mette d’accordo per la sua bontà e stimola la …conversazione! 

Indiscreto/Pagadebit  – Bottiglia Podere dei Nespoli

Già il fatto di presentarsi con un vino romagnolo in Emilia, farà storcere il naso alla padrona di casa campanilista, se poi il nome del vino vuol dire “paga i debiti”, la scelta potrebbe risultare davvero ardita. Ma, se non ci sono conti in sospeso o antichi dispettucci di confine, non resterà che la piacevolezza di questi sorsi. In caso contrario, passate direttamente al regalo successivo.

Buontempone/ Amaro Montenegro

Conosciuto in tutta Italia, ma orgogliosamente bolognese, conclude la cena, la serata, e questo elenco, con una botta di sapore alcolico che farebbe digerire qualsiasi piatto della grassa e opulenta cucina locale. Un dono raffinato che denota uno stile d’altri tempi, ma sempre ben gradito. E bona lè!

* espressione tipica bolognese, dal significato simile a “perbacco”.

Cheesecake girls

Una mostra fotografica celebra la donna che più di ogni altra ha incarnato il sogno dell’America degli anni 50 con la sua sensualità, humor e generosità di forme. Pin up indimenticata, oggi Betty Page è la musa del New Burlesque.

 Scritto per Vogue Italia, Dicembre 2010

 

La vita stretta divide un seno generoso da un fondoschiena procace, gambe rotonde fasciate da provocanti calze e un sorriso divertito: quello di Betty Page è il corpo che più ha conturbato gli uomini americani negli anni cinquanta e che seduce oggi come allora. Regina delle pin up, Betty Page torna prepotentemente da icona postmoderna nella ricca esposizione fotografica realizzata alla Galleria Contemporary Concept di Bologna, dall’11 dicembre al 11 febbraio, a cura di Filippo e Maurizio Rebuzzini: oltre trenta ingrandimenti rilavorati in bianco e nero e 489 foto originali di cui 108 del tutto inedite, appartenenti alla collezione privata di Maurizio Rebuzzini. Scatti realizzati da Irving Klaw, ma soprattutto dalla sorella Paula tra il 1951 e il 1956, che hanno determinato il mito e la leggenda della Page. Sono foto estemporanee (un flash e via!) in set rimediati, dalla tecnica fotografica primitiva che implacabili denunciano l’imperfezione del suo corpo (Betty Page era bassa e coi fianchi larghi), ma dalla carica espressiva ed erotica potentissima. Quelle rotondità saziavano il desiderio di ottimismo di un’epoca che usciva sfinita dal conflitto mondiale, e l’ironia e l’allegrezza della Page aprivano uno spiraglio sul puritanesimo americano.

Deliziosa Cheesecake (“torta al formaggio” come venivano chiamate le ragazze ritratte in pose provocanti, con una metafora culinaria a sottolinearne la burrosità delle forme) e diva anti-hollywoodiana (la sua celebrità non è passata dal cinema, ma da un genere come la fotografia) Betty Page è oggi la musa delle star del New Burlesque dai corpi imperfetti e dalle forme rotonde, che celebrano la femminilità con glamour e humor.

«Betty Page ha catturato l’attenzione del mondo grazie alle fotografie in cui si esprimeva la sua innocenza da ragazza della porta accanto. Nelle sue foto e nei filmati c’è sempre allegria, e lei stessa sembra divertirsi in quello che fa. Questa joi de vivre è proprio il genere di spirito che incarna il New Burlesque.» spiega Dirty Martini, star internazionale di New Burlesque, tra le protagoniste del film “Tournée” di Mathieu Amalric.

Divertirsi e divertire, dunque, oggi come ai tempi della Page, nello spettacolo della seduzione dove il successo non è dato dalla bellezza o dalla perfezione del corpo, ma dall’abilità di affascinare con ironia, libertà, sensualità e gioco.

Scheda

BETTY PAGE

32 visioni + una

dalla Collezione di Maurizio Rebuzzini

fotografie di Irving e Paula Klaw

a cura di Filippo e Maurizio Rebuzzini

11 Dicembre 2010 – 11 Febbraio 2011

Contemporary Concept

Via San Giorgio, 3

40121- Bologna

www.contemporaryconcept.it