La musica si sa, ha tutt’altre priorità che poco si accordano alle convenzioni. Ecco a voi: Le Rivoltelle.

Dopo l’intervista di marzo a Iskra Menarini, prosegue la collaborazione con il MEI – Meeting dell’Etichette Indipendenti, per raccontare donne fuori dagli schemi. Ora è il turno della scatenate Rivoltelle, una rock band tutta al femminile. Quattro musiciste. Quattro donne. Elena, Alessandra, Paola e Angela.

Quattro giovani rockers calabresi che scelgono la musica come arma di ribellione alle consuetudini:sono Le Rivoltelle. Un plurale femminile che ben rappresenta la personalità ironica e anticonformista della band: sono gli strumenti musicali le loro vere armi, le canzoni i loro proiettili, le emozioni del pubblico il loro bersaglio.

“Il nostro percorso comincia quattro anni fa quando decidiamo di unire in un corpo solo quattro distinte anime musicali.

La scelta di ribellarci ad una consolidata consuetudine che vuole le ragazze rincorrere lo stereotipo di donna, mamma, moglie perfetta nasce dall’esigenza, viva in ognuna di noi, di fare musica e la musica si sa ha tutt’altre priorità che poco si accordano alle convenzioni.”

La musica salva, emancipa lo spirito dal corpo che non ha più regole alle quali conformarsi, non ha più standard da seguire.

Quando suoniamo a parlare per noi è la voce dell’anima alla quale non interessa in quale corpo alberga. Suonare necessita di tempo, devozione, passione smisurata che non lascia spazio a paranoie su eventuali inestetismi estetici che ognuna di noi potrebbe avere o che naturalmente ha.”

La dimensione estetica, che pure ha una sua importanza è vissuta in totale spensieratezza. “Indossiamo abiti che ci piacciono e che rappresentano al meglio la nostra anima rock. Anche il nostro rapporto con il cibo è di totale serenità. Siamo fortunate.

La nostra musica è il modo che noi abbiamo per dire che un’altro mondo è possibile, un mondo in cui la donna viene valorizzata in quanto portatrice sana di virtù e non per la misura di un reggiseno.

La nostra voce vuole essere un canto di solidarietà per tutte quelle ragazze che vivono perseguitate da modelli inarrivabili, per tutte quelle anime in pena che sopravvivono ogni giorno ai morsi della fame, per tutti quegli spiriti incatenati ad un corpo che disprezzano.”

E la nostra rabbia va contro tutti quelli che contribuiscono in modo ignobile  ad alimentare questa cultura dell’apparenza.

Dating: quand’è il momento di confessare le abitudini a tavola?

Come capire subito al primo appuntamento le affinità in fatto di cibo? Giudichiamo le persone anche in base a quello che amano mangiare? La dieta è lo specchio dell’anima? Può una persona che mangia la pizza con il coltello e la forchetta essere attendibile, per esempio? Ci sono cibi, chef e ristoranti che automaticamente attribuiscono un valore morale incontrovertibile a chi li sceglie?

Ho capito subito che il mio fidanzato ed io non eravamo compatibili in fatto di cibo, ma con il passare degli anni ci siamo allineati: io sono diventata più birrofila e lui condisce tutto con le spezie provenzali.

Abbiamo adottato un panetto di pasta madre che ci chiama Mamma e Papà, ma abbiamo in frigorifero lattine di coka light. In anni di frequentazione abbiamo alternato Igles Corelli al Mac Donald, Pret a Manger a Bocuse, Wagamama a Michel Roux. Il prosciutto in vaschetta a quello D’Osvaldo. Fa parte del gioco delle coppie: io lo accompagno allo stadio, e lui viene con me al Fidenza Village. E a forza di compromessi son passati parecchi anni.

Settimana scorsa mi ha chiesto di cenare al nuovo Road House, e io naturalmente sono andata. Ma cosa sarebbe successo se io avessi visto questa cosa il nostro primo appuntamento? E anziché portarmi alla Francescana, nel 2005, mi avesse portato da Spizzico? Probabilmente non sarebbe cambiato nulla. O forse no.

Ricordo un altro primo appuntamento tragico. Scena: trattoria tipica sui colli. Lui molto carino (+10 punti), lui sceglie il posto (+10 punti), lui mi fa scegliere il vino (+10
punti)…perché lui non ne berrà (-10 punti), lui mi fa ordinare per prima (+10 punti). Io chiedo al cameriere di servirmi antipasto, primo, secondo, avendo cura di selezionare piatti calorici e gustosi, così per rompere il ghiaccio e metterlo subito a suo agio, come a dire “ottima la scelta di portarmi in trattoria, dove io posso dare sfogo alla mia passione mangereccia”; e in effetti lui apprezza (+10 punti). Al momento della sua ordinazione, sceglie: niente carboidrati a cena (-10 punti); bistecchina scondita alla griglia (-10 punti), insalata sciapa (-10 punti), dolce nemmeno a parlarne (-10 punti). E’ a dieta, non in senso contingente, ma nel senso che lui, nella vita, sta a dieta. Sempre. Due caratteri incompatibili, i nostri.

Oggi il cibo è diventato sempre di più un’espressione di noi stessi, e questo spiega il perché i grandi siti di dating on line, hanno aggiunto nei profili di personalità molte
informazioni legate al cibo o suggeriscono alle neo-coppie il ristorante più adatto alla loro reciproca personalità. Indubbiamente, a chi chiede il segno zodiacale, io preferisco coloro i quali si informano circa il mio orientamento gastronomico. E probabilmente, con tutto il rispetto, farei davvero fatica a convivere con un vegetariano, un vegano o un partner astemio! Con uno che non conosce l’esistenza della birra artigiale o sa chi sia Rene Redzepi.

Il cibo è ha sempre avuto un significato anche culturale, ma mai prima d’ora nella storia del corteggiamento e della seduzione siamo in grado di rifiutare o apprezzare
un potenziale compagno in base al suo amore per il Lardo di Colonnata.

Voi che ne pensate? San Valentino è dietro l’angolo….

Le 20 bugie che le donne dicono sul cibo

Bisogna essere magre, o almeno desiderare di diventarlo: per questo ogni giorno le donne mentono agli altri e a se stesse quando si tratta di cibo.

Esilaranti ma anche deprimenti, a pensarci bene, i risultati dello studio condotto a Timex Multisport Team su un campione di donne inglesi e ripreso dal Daily Mail, mettono nero su bianco la cruda realtà di noi donne. Ognuna di noi, io compresa, mentiamo più di una volta al giorno su cosa e quanto mangiamo. Non ci credete? Ingenue…non vi siete mai sentite dire: ma è solo una piccola porzione, oggi non ho praticamente pranzato, e così via…fino a quando (cosa che io adoro fare) dopo un pranzo luculliano, mettete il dolcificante nel caffè al posto dello zucchero..(mi fa sentire meno in colpa).

A forza di indulgenze, omissioni e prese in giro, secondo il citato studio, sono ben 474 le bugie che ogni anno diciamo. I cibi su cu mentiamo più spudoratamente sono il cioccolato, le patatine e il vino. Ma in generale le bugie più classiche sono quelle legate al junk food (io? Quella roba non la mangio…) o, peggio, il negare l’evidenza (ho bevuto solo un bicchiere…ma in realtà erano almeno tre).

Ce la raccontiamo insomma. Perché? Perché non è socialmente accettabile che noi non ci sentiamo in colpa. purtroppo nella società in cui viviamo l’immagine è più importante della realtà, e certe piccole bugie (agli altri e a se stessi) sono tollerate in
virtù di un valore ben più alto, quello dell’apparenza: nessun vuol essere visto mangiare più di quanto dovrebbe..

Femminista o angelo del focolare? Le più trendy fanno entrambe le cose

Sono definitivamente tramontati i tempi in cui le donne rivendicavano la loro libertà fuori dalle mura domestiche, scollandosi di dosso gli oneri casalinghi e rifiutando di passare il loro tempo tra placide sessioni di punto croce, ad infornare biscotti, incollare decoupage o a ricamare corredi matrimoniali.

Thelma & Louise prima, Carrie Bradshaw e le sue amiche poi, ci avevano insegnato che la libertà stava lontano dalla cucina e che soprattutto avremmo dovuto impegnare il nostro tempo e le nostre energie in attività ben più glamour (come lo shopping, la carriera, il sesso).

Arrivate al traguardo dell’indipendenza, ora il vero midollo della libertà (quintessenza del nuovo femminismo) sta nel ritorno a quelle occupazioni deliziosamente rosa, dal sapore retrò che tanto abbiamo visto fare (e orgogliosamente snobbato) alle nonne e alle mamme.

Dopo anni di rampantismo, carrierismo, fastfooddismo e consumismo, le nuove donne riscoprono il piacere antistress e socializzante del fai-da-te, in cucina e non solo.

L’esempio più divertente è quello delle Shoreditch Sisters, la branca più recente del Women Institute britannico: un gruppo di giovani donne (prevalentemente dai 20 ai 30 anni) che, sulla scia dei principi dell’associazione femminista inglese (che raggruppa 207.000 donne), hanno creato una speciale “razza” (come si definiscono loro stesse), che alle lotte contro la violenza sulle donne (compresa una recente campagna contro le mutilazioni genitali femminili), il femminismo e l’attivismo sociale, unisce l’interesse per l’artigianato domestico.

Si incontrano nella loro sede nella zona est di Londra ogni quarto martedì del mese, con programmi di attività di varia natura: dai lavori a maglia ai corsi di cucina. E alle colazioni alla Magnolia Bakery preferiscono cupcakes fatti in casa…

Nigella Lawson

Personalità di successo della televisione inglese, Nigella ha reso irresistibile e sensuale il piacere di mangiare. Un contributo importante per l’universo femminile

scritto per Vogue.it

Per tutti è la Domestic Goddess (Dea della casa), da quando ha pubblicato l’omonimo libro How to be a Domestic Goddess che l’ha definitivamente consacrata come una star della letteratura gastronomica.

Non è uno chef, ma cucinare è ciò che ha caratterizzato la sua vita. Un inizio da food writer e una sana passione per il mondo del cibo, la portano da subito a collaborare come penna gastronomica per diversi magazine e a pubblicare libri di cucina diventati veri e propri bestseller, per poi approdare in tv con intere serie a lei dedicate (Nigella Bites, Nigella Feasts, Nigella Express e Nigella’s Christmas) in cui la Lawson impartisce consigli e ricette.

Nigella ha un fisico formoso, capelli neri e lucenti e una pelle di porcellana. Occhi scuri e profondi, senso dell’umorismo e il sorriso di chi non si prende troppo sul serio. Nigella non solo è un’icona della tv gastronomica, ma è una delle donne più amate della Gran Bretagna: è desiderata dagli uomini ed è ammirata dalle donne che vorrebbero avere il suo fascino e le sue curve.

Il suo è un approccio informale e divertito alla cucina, e forse per questo Nigella piace così tanto. Non si considera un’esperta, ma solo una golosa appassionata. Si percepiscono immediatamente il suo appetito e il suo gusto per il cibo. Mangiare le piace, e non ne ha mai fatto mistero. Sembra quasi che Nigella flirti con il cibo, durante la presentazione delle sue ricette: assaggia, gusta, impasta e poi immancabilmente si lecca perfino le dita. Come potrebbe resistere alla tentazione di un boccone? Ed è proprio questo suo lasciarsi andare ai piaceri del cibo che la rende irresistibile.

Spesso in lungo, Nigella ama gli abiti dal taglio vintage, che fasciano i fianchi e mettono in evidenza il seno. Scopre le spalle, stringe la vita e si lascia cadere i capelli sulla schiena. Quando cucina, ricorda le casalinghe americane degli anni sessanta, con il fascino e le movenze di un’eleganza semplice e alla mano.

Nigella è felicemente sposata con Charles Saatchi, e insieme formano una coppia davvero unica e speciale: guru della pubblicità e poi magnate dell’arte contemporanea lui, pin up postmoderna con il merito di aver sdoganato il piacere del cibo al femminile lei. Entrambi sembrano essere riusciti nella difficile impresa umana di fare della propria passione un mestiere.

Bellissima e curvy, Nigella ha dato un gran contribuito all’universo femminile: ha reso irresistibile e sensuale il piacere di mangiare. In un gineceo ossessionato dalle diete, dal dover stare attente a non esagerare, e dal vivere in perenne frustazione tra il vorrei ma non posso, Nigella ha insegnato che non c’è niente di più sexy di una donna che apprezza il cibo. Perchè dimostra così di essere una donna libera.