Patate, shopping e altre cose carine che succedono a Parma

Non è un giorno interlocutorio, il mercoledì. Tutt’altro. Ci sono cose, per esempio, che accadono solo di mercoledì. Il mercoledì, per dire, è il giorno in cui apre al pubblico la Biblioteca Gastronomica dell’Academia Barilla di Parma, un luogo magico per chi ama la carta, la cucina e passare ore in un centro polivalente in cui tutto parla di cibo: insomma, il posto in cui un gastrofissato vorrebbe essere lasciato in pace a sfogliare riviste di cucina, antichi menu, i libri degli chef e tutto quello che sia mai stato pubblicato a proposito di cibo.

E così voglio proprio raccontarvi di un mio mercoledì a Parma, a base di shopping e un corso di cucina dedicato alla patata che ho fatto presso Academia Barilla.

Come vi avevo già detto, il Fidenza Village, oltre ad essere un coacervo di negozi in cui voler-comprare-tutto, ha attivato interessanti collaborazioni con strutture del territorio per permettere ai proprio visitatori di non perdersi il meglio che la zona offre. In pratica è come dire: caro ospite, se ti guardi intorno, hai tutta una serie di opportunità per passare un pomeriggio divertente. A pochi chilometri ci sono le Terre Verdiane (si possono visitare la Casa Natale di Giuseppe Verdi, il  Teatro Verdi, Villa Pallavicino che ospita il Museo Nazionale Verdi  e Villa Verdi Sant’Agata); c’è La Rocca Meli Lupi di Soragna con anche il Museo del Parmigiano, e naturalmente Parma.

Tra le tante proposte di esperienze in giro per il territorio che organizza il Fidenza Village, in particolare, quelle che secondo me sono le più ghiotte, sono le “Shopping and Food Experience” che rappresentano un perfetto connubio tra shopping e prodotti enogastronomici del territorio.

Io ho approfittato della collaborazione che il Fidenza Village ha siglato con Academia Barilla (che vi ricorso essere il primo centro internazionale dedicato alla diffusione, alla promozione e allo sviluppo della Cultura Gastronomica Italiana nel mondo) per partecipare a un corso di cucina per preparare un intero menu a base di patata, con ricette firmate dagli chef dell’Academia.

Oltre che originale anche divertente. Tutt’altro che banale: tipo, voi che state leggendo, avete mai sfilettato un dentice lungo almeno 40 centimetri e pieno zeppo di spine?? Avete mai confezionato con le vostre mani dei gnocchi di patata ripieni di taleggio? Uno strudel di patate? Io l’ho fatto e mi sono pure divertita. E dopo tanta fatica, lo shopping, sembra ancora più meritato…

Dobbiamo per forza essere multitasking? Apologia del non sabotarsi inutilmente e vivere felici, o comunque meno agitati…

Basta, basta, vi prego. Basta usare la parola “multitasking” ogni qual volta ci si riferisce alla giornata delle donne, alla vita delle donne. E’ un autogol, un suicidio, la cronaca di una morte annunciata. Rincorrere il “riuscire a fare tutto”, come se il multitasking fosse una dote (io la leggo come una punizione), ci fa perdere in partenza perché è impossibile riuscire a fare tutto. Evviva i compromessi allora. Vedo spuntare aneliti di ragionevolezza quando leggo aggettivi come “imperfetta” accanto alla parola mamma (mi riferisco alla nuova web serie “Mamma Imperfetta” online su Corriere.it), e ancor di più quando sento che i vecchi femminili che si rifanno il look (come Donna Moderna, per esempio) usano il registro dell’autoironia e non più del prendersi troppo sul serio. Proprio Donna Moderna per promuoversi sta usando un claim che mi piace e che mi fa subito sentire quel magazine “amico” e non, come avviene il più delle volte, un generatore automatico di ansie da prestazione. Il claim a cui mi riferisco è questo: “mi piace alzarmi presto e andare a correre. Lo faccio almeno due volte all’anno”. Ecco, quando ho letto questo spot mi sono sentita meglio e ho tirato il fiato. Provo il sentimento opposto a quando invece leggo cose come: “Cellulite? Inizia il conto alla rovescia. Primi risultati in 2 settimane. Contro gli inestetismi della cellulite (cit. Pupa)”…che ansia i conti alla rovescia e l’immagine di un cronometro mi ricorda le corse contro il tempo (che non ho) e via di sensi di colpa e frustrazioni. O come quando l’occhio mi cade sul volto di una ragazza photoshoppata all’inverosimile (si, dai, lo so perfettamente che non esistono in natura donne dalla pelle perfetta come fosse porcellana, senza pori, ombre, peli superflue e dall’incarnato luminoso ma opaco e dalle sopracciglia dipinte ed equilibrate) che dice: “Anche lo sguardo ora ha il suo siero di giovinezza, Liftactive Serum 10 occhi e ciglia, effetto lifting e sguardo illuminato. Le ciglia appaiono fortificate e densificate”, tipo che mi devo preoccupare anche del tono e della giovinezza delle mie ciglia adesso? Ecco, esiste un centimetro del mio corpo di cui non mi debba preoccupare? Credo di no. Ma torniamo al multitasking, ossia all’arte appiccicata al genere femminile di essere: mogli, mamme, belle, in carriera, sportive, sociali, cuoche perfette e tutto contemporaneamente. Più che una dote, dicevo, è una schiavitù che ha il solo risultato di farci sentire inadeguate, frustrate e schizofreniche. Non è possibile riuscire a fare tutto. Come non è possibile assomigliare alla modella photoshoppata che non esiste in natura. Rincorrere la perfezione, ossessionarsi, è una mancanza cronica: perfetto è irraggiungibile. Dunque io vi propongo di accettare l’imperfetto, l’incompiuto, il vero, il manchevole, il compromesso, il lento, lo sbagliato, il vero. La verità non è perfetta, è semplicemente vera. E mi viene in mente un libro di cui ho letto in occasione della giornata mondiale della lentezza, che era lunedì scorso, e che si intitola “La nobile arte del cazzeggio”, un manuale per procrastinatori cronici scritto da John Perry (e non a caso è scritto da un uomo: loro mica si sono fatti inguaiare con questa storia del multitasking) che spiega come dedicarsi alle attività squisitamente inutili. Meglio ancora, se volessi avvalorare questa mia teoria anti-multitasking con un vago sentore filosofico esistenzialista, dovrei richiamare il concetto dell’hic et nunc, il qui e ora, che elogia il vivere la situazione presente. Concetto che è diametralmente opposto all’idea schizofrenica del fare tutto e che porta le persone cosiddette multitasking a fare più cose contemporaneamente, senza godersi quel che fanno o peggio, pensando a quello che avrebbero dovuto fare o che devono fare dopo. Cosa più che mai vera, l’hic et nunc, in cucina per esempio. Ne parlavo qualche giorno fa con Carla Brigliadori, la responsabile dei corsi di cucina di Casa Artusi, esperta di cucina domestica e naturalmente delle ricette del grande gastronomo romagnolo. Carla è decisamente convinta di una cosa: per cucinare serve tempo dedicato e attenzione. Non è una cosa da fare “nel frattempo”, o di corsa. Ecco, per dire, non ce la vedo a fare una delle ansiogene ricette “salva cena” che prepara Benedetta Parodi in 7 minuti rincorsa da un cronometro e dalle voci registrate dei suoi figli che le ricordano i secondi che mancano, quello sì che è l’antitesi del cucinare. Ovvio, non abbiamo il tempo ogni giorno di cucinare all’Artusi-maniera, ma quando decidiamo di farlo, allora dobbiamo prenderci il tempo per farlo bene, gustandoci quel momento e quelle attività. Sarà un esperienza che ci arricchisce, vedrete. Fidatevi di me. Fate questa prova già da subito, con una cosa semplice come un piatto di insalata per esempio. Siete di quelle persone che acquistano l’insalata già lavata e tagliata in busta? Ecco in questo caso per voi fare un’insalata è un gesto che non aggiunge nulla alla vostra giornata: andate al supermercato, prendete una busta a caso, tornate a casa, la aprite, la versate in una ciotola, la condite e ve la mangiate. Nel frattempo magari avete telefonato a un amico, acceso la televisione, e magari state pure mangiando in piedi. Quest’esperienza multitasking di mangiare l’insalata sarà completamente ininfluente nella vostra vita, non vi avrà regalato nulla di nuovo, domani ve ne sarete già dimenticati. Invece se comprate un caspo, scegliete quello che vi piace di più, ve lo portate a casa, lo pulite, lo lavate, lo asciugate, tagliate con cura le fette più grosse, le disponete in una ciotola, preparate un’emulsione con olio, aceto, sale e qualche goccia di limone, lo condite con cura, vi sedete e mangiate l’insalata…probabilmente avrete impiegato qualche minuto in più per la preparazione, ma questa banale esperienza dell’insalata vi avrà reso persone diverse: non fraintendete, non accenno a nulla di metafisico, solo che per esempio la prossima volta comprerete un altro caspo, lo laverete diversamente, o anche solo semplicemente avrete comunque la consapevolezza di avere trasformato una materia: un caspo è diventato un’insalata. Avrete anche risparmiato, perché se leggete l’etichetta dell’insalata in busta noterete che ha un costo al chilo che si avvicina a quello di una pepita d’oro…e allora, converrete con me che tutto questo multitasking… è solo una grandissima fregatura!

Siamo tutte Madame Rouge …

Se anche voi, come me, siete arcistanche della cucina in televisione così per come la vediamo ora, e soprattutto delle donne della cucina in televisione, vi piacerà di sicuro conoscere Madame Rouge. Chi è? E’ la nuova protagonista di un format di cucina ideato e realizzato per il web dalla casa di produzione Non Chiederci La Parola di Cristina Sivieri Tagliabue. Madame Rouge, interpretata da Luciana De Falco è una peccatrice in pentola. Personaggio che s’ispira agli anni ’30 e  affonda le radici nella cultura del café chantant e nell’avanspettacolo, è nata per sfatare i luoghi comuni sulle donne in cucina, delle donne della cucina, e dei doveri, della cucina. Innovatrice, ironica e disincantata, Madame Rouge, dalla sua salle de bain, racconta un immaginario che mescola cucina, erotismo, uomini e padelle.

In ogni puntata della web series che porta il suo nome, Madame Rouge, racconta ricette gustose ed irripetibili con lo scopo di inserirvi l’elemento cardine, e simbolo, della serie: il peperoncino. Che porterà, finalmente, il piacere a tavola, e la tavola nel letto.

Perché si cucina sempre per un lui, o una lei, e la cucina è anche piacere. O sbaglio?

Madame Rouge ci mostra per la prima volta un incredibile mix di ricette erotiche ironizzando e capovolgendo il modello dei grandi chef e delle signore protagoniste dei format culinari, racconta un modo differente di essere donna: nessuna dieta, ricette da realizzare in pochi minuti, piacere nel vivere la lentezza di una serata, e attenzione ai desideri del proprio corpo.

Potete vedere le puntate della serie sul nuovo canale Donnamoderna.tv, la nuova web tv che propone quotidianamente notizie e contenuti vicini al mondo delle donne, con un canale tematico dedicato alla cucina e format realizzati ad hoc.

Io ve l’ho detto, ma poi decidete voi: volete essere Madame Rouge o una delle altre?

Cucinare allunga la vita! Evvai!

Non ci sono più scuse: dobbiamo cucinare ogni giorno, o almeno più di quanto non stiamo già facendo. Lo so che le giornate sono interminabili, che tornate a casa sbriciolate, con la sola voglia di aprire una busta di cibo commestibile e metterci meno tempo possibile a riordinare. Lo so che site stanchissime. Che non riuscite a passare quotidianamente dal fruttivendolo, dal panettiere, dal pescivendolo e dal lattaio. Lo so che il contadino più prossimo alla vostra abitazione dista almeno un’ora e mezza di auto (senza traffico), e rifornirvi da lui è come fare una gita. Ma, credetemi, cucinare di più è la risposta alla nostra esigenza di stare bene, essere in salute, essere in forma, oltre che risparmiare qualche soldo (che con sti chiari di luna non fa male), e usare la nostra creatività. Non vi sto convincendo, vero?

Oltre a tutte queste valide motivazioni, ne ho trovata un’altra più autorevole: la rivista scientifica ufficiale dell’Università di Cambridge ha appena pubblicato uno studio che dimostra che cucinare allunga la vita. Si tratta dei risultati di un lavoro lunghissimo di ricerca condotto da ricercatori australiani e di Taiwan, i quali hanno osservato per dieci anni il comportamento di 1.888 tra uomini e donne over 65. All’inizio dello studio, il gruppo di osservati era composto da individui che per il 43% non avevano mai cucinato, il 17% lo faceva abitualmente due volte a settimana, il 9% da tre a cinque volte a settimana, e il 31% di essi cucinava più di cinque volte a settimana.

Dopo dieci anni, alla fine dello studio, i ricercatori hanno scoperto un nesso tra la cucina casalinga e la longevità. Dei 1.888 osservati, ne erano sopravvissuti 1.193, e tra loro vi erano quelli che si dedicavano alla cucina casalinga con maggior assiduità.

In realtà, l’atteggiamento e l’attenzione nei confronti del cibo di chi cucina, non si limita alla sapienza nel saper miscelare gli ingredienti, ma si estende a tutta la catena alimentare: la spesa (chi cucina sa bene cosa comprare, dove e come rifornirsi al meglio), il momento del pasto (chi cucina, considera più seriamente i pasti, e quindi il momento del consumo non è un pit stop, ma un vero e proprio rito domestico), e fino alla socializzazione, perché cucinare è, prima di tutto, un atto d’amore. Per gli altri e per se stessi.

Che ne dite?

Io e le altre Lady Cook

Questa è una sintesi del mio intervento all’AlbaCamp (una specie di raduno per foodblogger organizzato dall’Ente Turismo Alba Bra Langhe Roero) del 29 aprile scorso.

Lady Cook. Donne, tradizioni e territori.

Chi sono le Lady Cook? Sono le Domestic Dive della nuova era. Non è chiaro? Bene, allora incominciamo questa storia dall’inizio. C’erano una volta le casalinghe anni cinquanta e sessanta, in pratica le nonne delle Lady Cook. Donne che cercavano la loro realizzazione all’interno delle mura domestiche..

Poi, con gli anni sessanta, le nostre mamme ci hanno invece insegnato a stare lontane dai fornelli, e che la libertà era fuori dalla cucina!

Noi, siamo cresciute negli anni ottanta e novanta, proprio quando irrompeva l’industria dei cibi pronti e quella delle merendine. Cucinare era scaldare il surgelato. Nelle cucine troneggiava il microonde.

Siamo state svezzate a Sex and The City negli anni duemila, quando il must era comprare piccole cucine e armadi grandi e impegnare il tempo e le energie in attiva ben più glamour di cucinare (far carriera, fare shopping, fare sesso).

Poi?

Ora le Lady Cook hanno finalmente invertito la tendenza, trovato una nuova strada e sono il simbolo di una generazione. Ridefiniscono il concetto di housewife (che lavora, ha un blog, una propria linea di prodotti, spesso non è wife…e men che meno è desperate!). Le Lady Cook sono interpreti di una nuova femminilità e di un contemporaneo essere donna.

Riscoprono il piacere di un cibo che non è solo nutrimento, ma che mette in relazione con se stessi e con gli altri. Un cibo buono, legato alla terra, alle tradizioni e alla scoperta.

Sintesi perfetta di passato e futuro, tradizione e rivoluzione, le nuove donne, le lady cook, usano il web e i loro blog da eroine postmoderne. Io le adoro!

Nigella Lawson

Personalità di successo della televisione inglese, Nigella ha reso irresistibile e sensuale il piacere di mangiare. Un contributo importante per l’universo femminile

scritto per Vogue.it

Per tutti è la Domestic Goddess (Dea della casa), da quando ha pubblicato l’omonimo libro How to be a Domestic Goddess che l’ha definitivamente consacrata come una star della letteratura gastronomica.

Non è uno chef, ma cucinare è ciò che ha caratterizzato la sua vita. Un inizio da food writer e una sana passione per il mondo del cibo, la portano da subito a collaborare come penna gastronomica per diversi magazine e a pubblicare libri di cucina diventati veri e propri bestseller, per poi approdare in tv con intere serie a lei dedicate (Nigella Bites, Nigella Feasts, Nigella Express e Nigella’s Christmas) in cui la Lawson impartisce consigli e ricette.

Nigella ha un fisico formoso, capelli neri e lucenti e una pelle di porcellana. Occhi scuri e profondi, senso dell’umorismo e il sorriso di chi non si prende troppo sul serio. Nigella non solo è un’icona della tv gastronomica, ma è una delle donne più amate della Gran Bretagna: è desiderata dagli uomini ed è ammirata dalle donne che vorrebbero avere il suo fascino e le sue curve.

Il suo è un approccio informale e divertito alla cucina, e forse per questo Nigella piace così tanto. Non si considera un’esperta, ma solo una golosa appassionata. Si percepiscono immediatamente il suo appetito e il suo gusto per il cibo. Mangiare le piace, e non ne ha mai fatto mistero. Sembra quasi che Nigella flirti con il cibo, durante la presentazione delle sue ricette: assaggia, gusta, impasta e poi immancabilmente si lecca perfino le dita. Come potrebbe resistere alla tentazione di un boccone? Ed è proprio questo suo lasciarsi andare ai piaceri del cibo che la rende irresistibile.

Spesso in lungo, Nigella ama gli abiti dal taglio vintage, che fasciano i fianchi e mettono in evidenza il seno. Scopre le spalle, stringe la vita e si lascia cadere i capelli sulla schiena. Quando cucina, ricorda le casalinghe americane degli anni sessanta, con il fascino e le movenze di un’eleganza semplice e alla mano.

Nigella è felicemente sposata con Charles Saatchi, e insieme formano una coppia davvero unica e speciale: guru della pubblicità e poi magnate dell’arte contemporanea lui, pin up postmoderna con il merito di aver sdoganato il piacere del cibo al femminile lei. Entrambi sembrano essere riusciti nella difficile impresa umana di fare della propria passione un mestiere.

Bellissima e curvy, Nigella ha dato un gran contribuito all’universo femminile: ha reso irresistibile e sensuale il piacere di mangiare. In un gineceo ossessionato dalle diete, dal dover stare attente a non esagerare, e dal vivere in perenne frustazione tra il vorrei ma non posso, Nigella ha insegnato che non c’è niente di più sexy di una donna che apprezza il cibo. Perchè dimostra così di essere una donna libera.