Non ci sono più scuse: dobbiamo cucinare ogni giorno, o almeno più di quanto non stiamo già facendo. Lo so che le giornate sono interminabili, che tornate a casa sbriciolate, con la sola voglia di aprire una busta di cibo commestibile e metterci meno tempo possibile a riordinare. Lo so che site stanchissime. Che non riuscite a passare quotidianamente dal fruttivendolo, dal panettiere, dal pescivendolo e dal lattaio. Lo so che il contadino più prossimo alla vostra abitazione dista almeno un’ora e mezza di auto (senza traffico), e rifornirvi da lui è come fare una gita. Ma, credetemi, cucinare di più è la risposta alla nostra esigenza di stare bene, essere in salute, essere in forma, oltre che risparmiare qualche soldo (che con sti chiari di luna non fa male), e usare la nostra creatività. Non vi sto convincendo, vero?
Oltre a tutte queste valide motivazioni, ne ho trovata un’altra più autorevole: la rivista scientifica ufficiale dell’Università di Cambridge ha appena pubblicato uno studio che dimostra che cucinare allunga la vita. Si tratta dei risultati di un lavoro lunghissimo di ricerca condotto da ricercatori australiani e di Taiwan, i quali hanno osservato per dieci anni il comportamento di 1.888 tra uomini e donne over 65. All’inizio dello studio, il gruppo di osservati era composto da individui che per il 43% non avevano mai cucinato, il 17% lo faceva abitualmente due volte a settimana, il 9% da tre a cinque volte a settimana, e il 31% di essi cucinava più di cinque volte a settimana.
Dopo dieci anni, alla fine dello studio, i ricercatori hanno scoperto un nesso tra la cucina casalinga e la longevità. Dei 1.888 osservati, ne erano sopravvissuti 1.193, e tra loro vi erano quelli che si dedicavano alla cucina casalinga con maggior assiduità.
In realtà, l’atteggiamento e l’attenzione nei confronti del cibo di chi cucina, non si limita alla sapienza nel saper miscelare gli ingredienti, ma si estende a tutta la catena alimentare: la spesa (chi cucina sa bene cosa comprare, dove e come rifornirsi al meglio), il momento del pasto (chi cucina, considera più seriamente i pasti, e quindi il momento del consumo non è un pit stop, ma un vero e proprio rito domestico), e fino alla socializzazione, perché cucinare è, prima di tutto, un atto d’amore. Per gli altri e per se stessi.
Che ne dite?
