Nigella Lawson

Personalità di successo della televisione inglese, Nigella ha reso irresistibile e sensuale il piacere di mangiare. Un contributo importante per l’universo femminile

scritto per Vogue.it

Per tutti è la Domestic Goddess (Dea della casa), da quando ha pubblicato l’omonimo libro How to be a Domestic Goddess che l’ha definitivamente consacrata come una star della letteratura gastronomica.

Non è uno chef, ma cucinare è ciò che ha caratterizzato la sua vita. Un inizio da food writer e una sana passione per il mondo del cibo, la portano da subito a collaborare come penna gastronomica per diversi magazine e a pubblicare libri di cucina diventati veri e propri bestseller, per poi approdare in tv con intere serie a lei dedicate (Nigella Bites, Nigella Feasts, Nigella Express e Nigella’s Christmas) in cui la Lawson impartisce consigli e ricette.

Nigella ha un fisico formoso, capelli neri e lucenti e una pelle di porcellana. Occhi scuri e profondi, senso dell’umorismo e il sorriso di chi non si prende troppo sul serio. Nigella non solo è un’icona della tv gastronomica, ma è una delle donne più amate della Gran Bretagna: è desiderata dagli uomini ed è ammirata dalle donne che vorrebbero avere il suo fascino e le sue curve.

Il suo è un approccio informale e divertito alla cucina, e forse per questo Nigella piace così tanto. Non si considera un’esperta, ma solo una golosa appassionata. Si percepiscono immediatamente il suo appetito e il suo gusto per il cibo. Mangiare le piace, e non ne ha mai fatto mistero. Sembra quasi che Nigella flirti con il cibo, durante la presentazione delle sue ricette: assaggia, gusta, impasta e poi immancabilmente si lecca perfino le dita. Come potrebbe resistere alla tentazione di un boccone? Ed è proprio questo suo lasciarsi andare ai piaceri del cibo che la rende irresistibile.

Spesso in lungo, Nigella ama gli abiti dal taglio vintage, che fasciano i fianchi e mettono in evidenza il seno. Scopre le spalle, stringe la vita e si lascia cadere i capelli sulla schiena. Quando cucina, ricorda le casalinghe americane degli anni sessanta, con il fascino e le movenze di un’eleganza semplice e alla mano.

Nigella è felicemente sposata con Charles Saatchi, e insieme formano una coppia davvero unica e speciale: guru della pubblicità e poi magnate dell’arte contemporanea lui, pin up postmoderna con il merito di aver sdoganato il piacere del cibo al femminile lei. Entrambi sembrano essere riusciti nella difficile impresa umana di fare della propria passione un mestiere.

Bellissima e curvy, Nigella ha dato un gran contribuito all’universo femminile: ha reso irresistibile e sensuale il piacere di mangiare. In un gineceo ossessionato dalle diete, dal dover stare attente a non esagerare, e dal vivere in perenne frustazione tra il vorrei ma non posso, Nigella ha insegnato che non c’è niente di più sexy di una donna che apprezza il cibo. Perchè dimostra così di essere una donna libera.

Perche’ non ci sono Barbie con le curve?

Qualche giorno fa, sono entrata in un negozio di giocattoli con l’intenzione di comprare una Barbie per Sofia, la figlia di un’amica. Era da tanto che non mi capitava di scegliere una Barbie, forse da quando ero piccola. Anzi, sicuramente da allora.

Le silfidi bionde e attonite erano tutte in fila sullo scaffale, sfoggiando vestiti, accessori e complementi diversi. Scegliere sulla base dell’aspetto forse non era una buona idea. Mi sembravano tutte uguali. Quella che ha attirato la mia attenzione è stata l’unica dai capelli neri fluenti e dagli occhiali. Su cui poi è caduta la mia scelta. Ma a parte questa questione di gusti personali (anche io ho i capelli neri e porto gli occhiali), mi sono sorte due considerazioni.  La prima è che, rispetto alle Barbie con cui giocavo io (quelle degli anni ottanta, per intenderci), quelle di oggi sono più magre. Di almeno una taglia. Io ricordavo un seno importante (direi una terza), e un fondoschiena rotondeggiante.

Mentre quelle che ho visto sullo scaffale hanno curve leggermente accennate e in tutti questi anni sono molto dimagrite. Esili creaturine che, a mio parere, hanno perso parte del loro fascino e portamento. Se entrasse una di queste Barbie in una stanza del Castello (di Barbie, ovviamente) durante una festa, vestita di tutto punto con diademi e pellicce, probabilmente nessuno la noterebbe.

La seconda considerazione è: perché non esistono Barbie (ma anche Bratz o Winx) con le curve? Perché sono tutte identiche, omologate? La scelta dell’acquisto non dovrebbe limitarsi agli accessori in dotazione, o al colore dei capelli. Ma ogni bambola dovrebbe rappresentare un personaggio, un ideale, un modo di essere che si esprime anche dal fisico, non solo dal look.

Facendo una piccola ricerca ho trovato una collezione di bambole che si ispira alla modella americana plus size Emme. L’omonima collezione è composta da bambole dalle forme rotonde calcate su quelle della famosa modella. Bellissime e anche “buone” se si considera che una percentuale del ricavato della vendita è donato alle associazioni che lavorano per difendere l’autostima e la consapevolezza delle ragazze e promuovere modelli salutari.

Un buon inizio! Ma è ancora troppo poco. E pensare che sarebbe molto educativo giocare con bambole di taglie e forme diverse.

Le bimbe come Sofia dovrebbero poter giocare anche con Barbie e bambole cicciotte, dal sorriso stampato, dai tanti vestiti glamour, scarpe colorate e un fidanzato innamorato!

Coming Out!

Il 65% delle donne veste una taglia superiore alla 44. E allora perché la maggior parte degli stilisti disegna e produce abiti per stampelle viventi che a malapena si reggono in piedi sulle passerelle? Perché le riviste di moda realizzano servizi con modelle magrissime e addirittura ritoccate all’inverosimile?

Non se ne può più di vedere nei media donne irrealisticamente e ugualmente magre, dalle proporzioni fantomatiche e dall’aspetto perfetto. Persino i manichini in vetrina nei negozi di abbigliamento sono scheletriche figure dal girovita pari alla circonferenza di una lattina. Siamo circondate da stereotipi di donne che rispondono all’artefatta equazione per cui bellezza=magrezza. Quello magro, è l’unico modello di bellezza femminile che viene comunicato.

Per questo motivo le donne sono ossessionate dai chili di troppo e dalla forma fisica perfetta.

Passiamo il tempo a mortificarci e a combattere contro il nostro corpo inadeguato. Vorremmo che quell’abitino indosso al manichino calzasse in maniera sublime anche sul nostro corpo formoso. Vorremmo tutte assomigliare alle bellezze da copertina, da passerella.

Bellezze che però non sono più rappresentative della realtà.

Nel mondo reale le donne hanno le curve, fisici imperfetti ma non per questo meno armoniosi. Donne che vogliono essere rappresentate e riconoscersi nei media e nel fashion system.  Vogliono sfogliare una rivista e sentirsi belle. Non farsi prendere dall’angoscia dei cuscinetti, della cellulite e delle diete.

Davanti al gap profondissimo tra l’immagine femminile rappresentata dalla moda e dai media, e l’immagine della donna nella realtà, si sta facendo strada una scalpitante Curvy Revolution che coinvolge le donne stanche di essere schiave di immagini irreali e di combattere costantemente contro il proprio corpo.

La buona novella è che molte donne hanno smesso di ossessionassi con le diete e con l’aspetto fisico. Hanno smesso di perdere tempo odiando se stesse ed il proprio corpo. Hanno invece cominciato a fregarsene dei chili di troppo, riconoscendosi in modelli più salutari, realistici e attuali. E anche i media se ne stanno accorgendo.

E’ un mondo “curvy” quello che sta emergendo. E di conseguenza l’attenzione mediatica si sta audacemente spostando verso il mondo delle forme cosiddette reali: magazine, programmi televisivi, passerelle, blog in cui si offre visibilità a bellezze di ogni forma e taglia, celebrano le curve femminili e propongono modelli di bellezza salutari e storie di donne che non si dilaniano con diete e privazioni per ottenere una perfezione illusoria, ma piuttosto cercano nella propria unicità e consapevolezza lo slancio per sentirsi belle.

Al posto delle figure emaciate, stereotipate e tutte identiche taglia 38, iniziano ad essere timidamente celebrate nuove icone di bellezza e di stile che affiancano al fisico prorompente e fuori dagli schemi, carattere, autoironia, sicurezza e originalità.

Per qualcuno è un ritorno al passato quando le morbide donne degli anni cinquanta e sessanta (da Marilyn Monroe a Sofia Loren, da Anita Ekberg a Bettie Page), riempivano l’immaginario collettivo: corpi sodi e femminili, antidoto alla crisi del dopoguerra e segno dei tempi in cui la donna iniziava a ricavarsi uno spazio di autodeterminazione nella società. Oppure, l’attenzione ai corpi generosi è tremendamente attuale perché le donne moderne sono, in maggioranza, curvilinee e con una taglia over 44?  Stiamo forse tracciando l’identikit dei nuovi canoni di bellezza dei prossimi anni, in cui le misure perfette saranno abbondanti?

Ma “curvy” è prima di tutto un modo di essere, piuttosto che di apparire. La curvyness contagia un numero sempre maggiore di celebrità che iniziano a fare il loro personalissimo coming out, e dichiarano cioè di smettere le diete per vivere in maniera serena il proprio corpo.

Ed è da qui che passa il neo-femminismo: una resistenza verso modelli stereotipati, irreali, non salutari. Troppo spesso creati da uomini che le donne non le amano, o da logiche di marketing che vogliono che le donne si somiglino tutte. Niente di più anacronistico: le nuove donne, sono quelle che smettono di lottare contro se stesse, si accettano e si amano; non perdono tempo a volersi cambiare, ma piuttosto decidono di cambiare il mondo attorno a loro.

E scoprono che la bellezza non c’entra nulla con la magrezza. E’ c’è tutto un altro mondo da raccontare. Più interessante, vario, più affine a quelle che sono le esigenze e le curiosità delle donne reali. Donne che hanno vinto il loro peggior giudice, se stesse, e sono forti, sicure e bellissime in quanto uniche.