Appuntamenti tra procuratori e consumatori di piaceri. Dei due, io sono tra i secondi…

Mi piacciono le persone di spessore, i libri di spessore, le riviste di spessore e anche gli eventi di spessore. Non vedo per cui non dovrei parlarvi di “Spessore”, un nuovo evento per gastrofissati ideato dal Povero Diavolo di Torriana e che avrà luogo dal 19 al 21 giugno (la sera del solstizio d’estate e i due giorni che lo precedono). Un nutrito gruppo di cuochi “di spessore” si sta preparando a invadere Torriana; arriveranno in mattinata, apriranno la dispensa del Povero Diavolo e con l’aiuto dello chef Pier Giorgio Parini e della sua brigata faranno una specie di improvvisazione culinaria dando luogo a idee cucinate da gustare nel giardino del Povero Diavolo. La cucina s’improvvisa, niente di pre-parato, niente di  pre-cotto, con quel che trovano in dispensa i cuochi  cucinano a ciclo continuo per tre ore dalle 19 alle 22, prima di concedersi una pausa di relax diventando a loro volta  commensali nella casa che li ospita. Prodotti e produttori, musica e un dopo-cena di gran Spessore impastano l’insieme di un evento  ghiotto ed invitante. Alle 23, un speciale ritrovo nella Cantina, con i cuochi per chiacchiere e vino. Mi sembra un evento davvero originale!

 

Pier Giorgio Parini, urgenza creativa e carattere romagnolo

E’ l’uomo dell’anno della gastronomia italiana. Inserito dal Wall Street Journal tra i dieci migliori chef italiani, nel 2010 ha ottenuto la prima stella Michelin e, grazie alla sua cucina, il borgo di Torriana (in provincia di Rimini) è la nuova mecca dei food hunter.

Lui è Pier Giorgio Parini, 33 anni, chef del Povero Diavolo  prestato per qualche ora al Festival dell’Arte Contemporanea di Faenza per una chiacchierata informale al Museo Carlo Zauli con Massimiliano Tonelli, direttore del magazine Artribune, sulle affinità tra arte e cibo.

Tutte queste attenzioni e questi apprezzamenti fanno piacere, ma bisogna rimanere se stessi. Io vado avanti per la mia strada, senza cercare scorciatoie” dice Parini con uno spiccato accento riminese. Da cinque anni alla guida della brigata del Povero Diavolo, la sua formazione si è perfezionata tra la scuola alberghiera e la pratica presso la cucina tristellata dei fratelli Alajmo, i suoi “maestri”, al ristorante Le Calandre di Padova. “In cucina si impara, il nostro è un lavoro molto pratico. Io ho imparato, ho visto e memorizzato ma poi devi dimenticare tutto e ripartire da zero per fare una strada personale e non essere paragonabile ad altri: le tecniche servono, ma poi, devi metterci del tuo.”

Talento, impegno, costanza e tante ore passate in cucina. “Non in tv o alle fiere del weekend. Partecipo solo agli eventi che mi interessano e che mi fa piacere fare. Sono  contrario a questa esplosione di incontri, perché li trovo nocivi. Sono talmente fitti che ormai si ha l’ansia da prestazione. Ti impongono di fare una ricerca continua, ed io preferisco farla al mio ristorante.”

E infatti Parini è in continua ebollizione, con un’urgenza di creare che lo porta a raccogliere ogni spunto e suggestione per cimentarsi in nuovi piatti e sperimentazioni. “Tutto ha inizio con un’idea. Non parto da un sapore, né da un ricordo. A volte basta una chiacchiera, una passeggiata, mi viene l’idea in mente e quindi il mio obiettivo diventa realizzarla”.

La sua è una cucina “di mercato” che ama e rispetta la materia prima, “quando si scelgono i prodotti da utilizzare è importante conoscere la faccia di chi li produce”, la stagionalità e il territorio: usa cortecce, foglie, erbe selvatiche che legano indissolubilmente il sapore ad un luogo, e regalano suggestioni.

E se negli ultimi anni gli chef sono visti come vere e proprie celebrità, lui non si è montato affatto la testa “lavoro 6 giorni su 7, per 15/16 ore al giorno: non faccio la vita della superstar.” E quando lui non c’è il ristorante è chiuso, in rispetto agli ospiti che fanno tanta strada per arrivare a Torriana per cenare e magari scambiare due chiacchiere con lo chef.

E proprio grazie a fuori classe dell’enogastronomia come Parini, si sta creando in Romagna un vero e proprio distretto del gusto, in grado di attirare sempre più interesse verso il patrimonio di sapori e tradizioni locali.

 Scritto per SETTE SERE

Arte e Cibo parlati

L’appuntamento più “curvy-foodie-hungry” alla quarta edizione del Festival dell’Arte Contemporanea di Faenza Forms of Collecting/Le Forme della Committenza sarà l’incontro tra Massimiliano Tonelli, direttore di Artribune e Pier Giorgio Parini, chef del Povero Diavolo di Torriana i quali daranno vita al dibattito “Il gusto dell’arte”, sabato 21 maggio alle ore 12 presso il Museo Carlo Zauli.

Quello della contaminazione tra arte e cibo è un appuntamento fisso del Festival che ogni anno propone incursioni foodie nel programma di questo evento di arte parlata.

La prima volta toccò a Massimo Bottura, poi ci furono le ragazze di Arabeschi di Latte e quelle di Ciboh.

Sabato sarà la volta di Parini, e la mia curiosità di conoscerlo di persona è davvero tanta.