Perche’ non ci sono Barbie con le curve?

Qualche giorno fa, sono entrata in un negozio di giocattoli con l’intenzione di comprare una Barbie per Sofia, la figlia di un’amica. Era da tanto che non mi capitava di scegliere una Barbie, forse da quando ero piccola. Anzi, sicuramente da allora.

Le silfidi bionde e attonite erano tutte in fila sullo scaffale, sfoggiando vestiti, accessori e complementi diversi. Scegliere sulla base dell’aspetto forse non era una buona idea. Mi sembravano tutte uguali. Quella che ha attirato la mia attenzione è stata l’unica dai capelli neri fluenti e dagli occhiali. Su cui poi è caduta la mia scelta. Ma a parte questa questione di gusti personali (anche io ho i capelli neri e porto gli occhiali), mi sono sorte due considerazioni.  La prima è che, rispetto alle Barbie con cui giocavo io (quelle degli anni ottanta, per intenderci), quelle di oggi sono più magre. Di almeno una taglia. Io ricordavo un seno importante (direi una terza), e un fondoschiena rotondeggiante.

Mentre quelle che ho visto sullo scaffale hanno curve leggermente accennate e in tutti questi anni sono molto dimagrite. Esili creaturine che, a mio parere, hanno perso parte del loro fascino e portamento. Se entrasse una di queste Barbie in una stanza del Castello (di Barbie, ovviamente) durante una festa, vestita di tutto punto con diademi e pellicce, probabilmente nessuno la noterebbe.

La seconda considerazione è: perché non esistono Barbie (ma anche Bratz o Winx) con le curve? Perché sono tutte identiche, omologate? La scelta dell’acquisto non dovrebbe limitarsi agli accessori in dotazione, o al colore dei capelli. Ma ogni bambola dovrebbe rappresentare un personaggio, un ideale, un modo di essere che si esprime anche dal fisico, non solo dal look.

Facendo una piccola ricerca ho trovato una collezione di bambole che si ispira alla modella americana plus size Emme. L’omonima collezione è composta da bambole dalle forme rotonde calcate su quelle della famosa modella. Bellissime e anche “buone” se si considera che una percentuale del ricavato della vendita è donato alle associazioni che lavorano per difendere l’autostima e la consapevolezza delle ragazze e promuovere modelli salutari.

Un buon inizio! Ma è ancora troppo poco. E pensare che sarebbe molto educativo giocare con bambole di taglie e forme diverse.

Le bimbe come Sofia dovrebbero poter giocare anche con Barbie e bambole cicciotte, dal sorriso stampato, dai tanti vestiti glamour, scarpe colorate e un fidanzato innamorato!

New Divas

Voci potenti e sensuali, fisici plus size e personalità decise, ecco le nuove young and fabulous divas della musica.

 Scritto per Vogue Italia – marzo 2011

Il suo corpo è di per sè una provocazione: Beth Ditto, appena 30 anni e taglia XXL, voce del gruppo indie rock americano The Gossip, acclamata icona fashion, è il simbolo dell’orgoglio oversize. Nessuno vorrebbe vederla vestire una taglia 38, tantomeno pensarla ossessionata dal fisico smagliante, o costretta in abiti anonimi che ne mascherino le fattezze. La sua irriverenza e il suo essere una cattiva ragazza del rock si estrinsecano in un fisico che non lascia dubbi: sono bellissima così come sono, tutto il resto è affar vostro!

Decisamente più curvy-chic è Adele, la ventunenne di Tottenham, dall’eleganza vocale e dalle sonorità moderne, che al secondo album è già considerata una delle più promettenti cantautrici del panorama musicale inglese contemporaneo. Scrive e interpreta ballate romantiche che si insinuano nell’anima, e la sua voce ha una personalità nuova, unica e senza tempo. In tour con il nuovo album “21”, toccherà l’Italia il 30 marzo ai Magazzini Generali di Milano. In un tutt’uno di eleganza e sinuosità Adele è la fisionomia della sua musica: una femminilità forte, decisa, trascinante imprescindibile dalla sua importante fisicità, che sa conferirle una classe e una sensualità unici.

E tra le rising plus stars, c’è anche Miss Platnum, rapper e cantante berlinese di origine rumena, ha fatto del suo fisico rotondo e delle sonorità balcaniche rivisitate in chiave hip hop, un mix di stile e arte musicale. Si esibisce nei locali berlinesi, con tenute eccentriche che valorizzano le sue curve zigane taglia quarantasei. “Le curve sono femminili e mi piace vestire abiti disegnati appositamente per enfatizzarle. Godersi il proprio fisico sinuoso significa essere sicuri di se stessi ed averne cura…e non dimenticare che ci sono stati tempi in cui le donne formose erano viste come dee”, ci racconta.

Artiste moderne, anticonformiste, che interpretano la loro fisicità in maniera personale (con irriverenza, classe o ironia) dando luogo a uno stile inimitabile. Non si curano dei chili di troppo e, leggere, fluttuano sopra le fissazioni di chi si ossessiona per la taglia, o pensa per stereotipi. Loro sono già da un’altra parte, a realizzare i propri sogni, a godersi la loro età e il loro talento. Imperturbabili, si sono già prese gioco di chi vorrebbe giudicarle. Per questo sono divine!

Coming Out!

Il 65% delle donne veste una taglia superiore alla 44. E allora perché la maggior parte degli stilisti disegna e produce abiti per stampelle viventi che a malapena si reggono in piedi sulle passerelle? Perché le riviste di moda realizzano servizi con modelle magrissime e addirittura ritoccate all’inverosimile?

Non se ne può più di vedere nei media donne irrealisticamente e ugualmente magre, dalle proporzioni fantomatiche e dall’aspetto perfetto. Persino i manichini in vetrina nei negozi di abbigliamento sono scheletriche figure dal girovita pari alla circonferenza di una lattina. Siamo circondate da stereotipi di donne che rispondono all’artefatta equazione per cui bellezza=magrezza. Quello magro, è l’unico modello di bellezza femminile che viene comunicato.

Per questo motivo le donne sono ossessionate dai chili di troppo e dalla forma fisica perfetta.

Passiamo il tempo a mortificarci e a combattere contro il nostro corpo inadeguato. Vorremmo che quell’abitino indosso al manichino calzasse in maniera sublime anche sul nostro corpo formoso. Vorremmo tutte assomigliare alle bellezze da copertina, da passerella.

Bellezze che però non sono più rappresentative della realtà.

Nel mondo reale le donne hanno le curve, fisici imperfetti ma non per questo meno armoniosi. Donne che vogliono essere rappresentate e riconoscersi nei media e nel fashion system.  Vogliono sfogliare una rivista e sentirsi belle. Non farsi prendere dall’angoscia dei cuscinetti, della cellulite e delle diete.

Davanti al gap profondissimo tra l’immagine femminile rappresentata dalla moda e dai media, e l’immagine della donna nella realtà, si sta facendo strada una scalpitante Curvy Revolution che coinvolge le donne stanche di essere schiave di immagini irreali e di combattere costantemente contro il proprio corpo.

La buona novella è che molte donne hanno smesso di ossessionassi con le diete e con l’aspetto fisico. Hanno smesso di perdere tempo odiando se stesse ed il proprio corpo. Hanno invece cominciato a fregarsene dei chili di troppo, riconoscendosi in modelli più salutari, realistici e attuali. E anche i media se ne stanno accorgendo.

E’ un mondo “curvy” quello che sta emergendo. E di conseguenza l’attenzione mediatica si sta audacemente spostando verso il mondo delle forme cosiddette reali: magazine, programmi televisivi, passerelle, blog in cui si offre visibilità a bellezze di ogni forma e taglia, celebrano le curve femminili e propongono modelli di bellezza salutari e storie di donne che non si dilaniano con diete e privazioni per ottenere una perfezione illusoria, ma piuttosto cercano nella propria unicità e consapevolezza lo slancio per sentirsi belle.

Al posto delle figure emaciate, stereotipate e tutte identiche taglia 38, iniziano ad essere timidamente celebrate nuove icone di bellezza e di stile che affiancano al fisico prorompente e fuori dagli schemi, carattere, autoironia, sicurezza e originalità.

Per qualcuno è un ritorno al passato quando le morbide donne degli anni cinquanta e sessanta (da Marilyn Monroe a Sofia Loren, da Anita Ekberg a Bettie Page), riempivano l’immaginario collettivo: corpi sodi e femminili, antidoto alla crisi del dopoguerra e segno dei tempi in cui la donna iniziava a ricavarsi uno spazio di autodeterminazione nella società. Oppure, l’attenzione ai corpi generosi è tremendamente attuale perché le donne moderne sono, in maggioranza, curvilinee e con una taglia over 44?  Stiamo forse tracciando l’identikit dei nuovi canoni di bellezza dei prossimi anni, in cui le misure perfette saranno abbondanti?

Ma “curvy” è prima di tutto un modo di essere, piuttosto che di apparire. La curvyness contagia un numero sempre maggiore di celebrità che iniziano a fare il loro personalissimo coming out, e dichiarano cioè di smettere le diete per vivere in maniera serena il proprio corpo.

Ed è da qui che passa il neo-femminismo: una resistenza verso modelli stereotipati, irreali, non salutari. Troppo spesso creati da uomini che le donne non le amano, o da logiche di marketing che vogliono che le donne si somiglino tutte. Niente di più anacronistico: le nuove donne, sono quelle che smettono di lottare contro se stesse, si accettano e si amano; non perdono tempo a volersi cambiare, ma piuttosto decidono di cambiare il mondo attorno a loro.

E scoprono che la bellezza non c’entra nulla con la magrezza. E’ c’è tutto un altro mondo da raccontare. Più interessante, vario, più affine a quelle che sono le esigenze e le curiosità delle donne reali. Donne che hanno vinto il loro peggior giudice, se stesse, e sono forti, sicure e bellissime in quanto uniche.