Cronache dalla Romagna, per voi snob che non capite [Winter Edition]

Vi avevo lasciati in spiaggia, era il mese di agosto. E ci stavamo raccontando di quanto fosse bello trascorrere le vacanze in Romagna. L’inverno non è da meno, credetemi. Specie per i gastropellegrini in cerca di mete dove rigenerarsi (cuore e stomaco). E allora, la prima cosa da sapere è che se l’estate romagnola a tavola profuma di rosmarino (immancabile nelle grigliate di pesce dell’Adriatico), l’inverno da queste parti ha il profumo e il sapore pizzicorino della noce moscata. Che sollievo pensare al brodo caldo dove ammollano i cappelletti o i passatelli; a pioggia, la noce moscata, non manca nei primi delle Feste o dei pranzi della domenica quando a tavola ci si scalda soprattutto. Ma la Romagna non è solo cappelletti e diatribe collegate. Ecco alcuni spunti per voi che la Romagna non la conoscete così bene come me.

Innanzi tutto sappiate che in Romagna, precisamente a Faenza (olè!) da quasi due anni va in scena l’evento gastronomico più interessante che ci sia in circolazione: il Postrivoro. Una cena e un pranzo per 25 persone, nella sede del Rione Bianco, durante i quali ai fornelli è ospitato il sous chef di un grande ristorante internazionale. Menu unico, tavolata unica, un sommelier che abbina i vini, e la possibilità di gustare 9 portate (almeno!) a un prezzo modico e di interagire con la cucina e la “cantina”. Un modo di conoscere la grande cucina internazionale senza spostarsi troppo. Il successo del Postrivoro lo si capisce dal fatto che le prenotazioni per questi eventi vanno esaurite nel giro di poche ore. Tenete sott’occhio il sito, e non fatevelo scappare. Il prossimo appuntamento è per l’1 e 2 febbraio. [se volete approfondire, leggetevi questo pezzo che ho scritto in occasione della mia prima volta come commensale al Postrivoro].

Ci si può poi spostare in collina, verso Cesena e più precisamente a Montiano, dove c’è il Ristorante Le Giare che da poco (dallo scorso mese di marzo) ha in cucina uno chef molto talentuoso: Gianluca Gorini. Il posto è bello sia in estate che in inverno; nel primo caso godrete di una vista stratosferica sulle dolci colline romagnole che sboccano al mare, nel secondo caso godrete invece di uno scoppiettante camino che illumina e riscalda la sala, rendendo la cena ancor più speciale. Di PierGiorgio Parini e di come il Povero Diavolo sia uno dei miei ristoranti preferiti vi ho già detto, dunque vi propongo di fare invece una gita a Pennabilli per pranzare o cenare da Riccardo Agostini al suo ristorante Al Piastrino. Uno dei piatti più buoni che ho mangiato là è stato un risotto con anguilla e finocchio. Davvero un grande piatto.

 

Vi piace l’anguilla, ho capito bene? Allora dirigetevi a La Zanzara (il nome è una specie di captatio benevolentiae) a Lido di Volano. Andateci in inverno perché, a mio parere, l’atmosfera nebbiosa che circonda questo posto sospeso nel tempo e nell’acqua è completamente magica e onirica. D’estate finireste per capire perché il ristorante si chiama in quel modo. Ordinate l’anguilla alla griglia con polenta, mi raccomando. Sempre Romagna è, signori miei, quella che comprende il Delta del Po’, un paesaggio definibile come la Camargue d’Italia. Ancora poco conosciuto, questo spicchio di terra e canali, sabbia, lagune, vegetazione selvaggia, che val la pena visitare anche in inverno. Se vi piace la zona, fermatevi alla Capanna di Eraclio e andate a trovare Maria Grazia Soncini. Il periodo migliore è l’inverno, sia perché mangerete cacciagione prelibata, sia perché nei mesi di mezzo a cavallo tra autunno e inverno e inverno e primavera ci sono le molecche e le canocchie in muta. Maria Grazia le fa fritte e sono una goduria senza pari.

Tutt’altro genere di goduria mangereccia, ma soprattutto pietra miliare di romagnolesità, vi segnalo il Teatro Socjale di Piangipane, dove gli spettacoli teatrali si alternano  a solenni mangiate di cappelletti. Gestito completamente da volontari, se volete calarvi nella vera Romagna, fateci un passaggio e un assaggio. A questo punto siete vicini a Ravenna, dunque andate a cena a L’Acciuga, se anche voi come me pensate che un pane ben abbrustolito coperto di burro e guarnito da una acciuga cantabrica San Filippo siano la dimostrazione che Dio esiste davvero.

In attesa poi di andare ad assaggiare il menu dello chef Franco Aliberti nel suo nuovo e attesissimo E’ Viva che sta per aprire a Riccione, gli inverni in Romagna non sono fatti solo per mangiare. Si può per esempio seguire un corso di cucina a Casa Artusi, dove la mia amica Carla Brigliadori vi insegna a cucinare seguendo le dritte del grande gastronomo. Considerate che quella di Casa Artusi è una delle scuole di cucina meglio attrezzate che io abbia mai visto. Tra i corsi che vi consiglio, sicuramente quello per imparare a fare la piadina, così poi vi verrà voglia di andare a fare una gita a Monte Biffi per comprare le teglie dove cuocerla e di andare a spasso per la collina in cerca di strutto di mora romagnola o i formaggi di Franco Lecca. Che sennò la piada mica viene come deve.